Siria, scoperto il nascondiglio dove Isis incarcera i prigionieri

Una tv siriana mostra il nascondiglio dove erano tenuti in ostaggio i prigionieri occidentali: pativano freddo, fame e vessazioni continue

Cade un altro velo, sulla storia degli ostaggi occidentali catturati da in Siria e poi barbaramente trucidati dai miliziani del Califfato. Per la prima volta sarebbero stati individuati i nascondigli in cui James Foley e i suoi altri sfortunati compagni di prigionia sarebbero stati tenuti in ostaggio prima di andare incontro alla tragica morte per decapitazione.

Lo scoop è del britannico The Daily Mail che, con la collaborazione di alcuni ex prigionieri dell'Isis, è riuscita ad identificare i luoghi di detenzioni sulla base di alcune immagini girate da una televisione siriana.

Nelle immagini si vedono ambienti spogli - forse uno scantinato - con molte piccole celle individuali e qualche grande stanzone comune, per una capacità complessiva di decine di prigionieri. Per terra, materassi e coperte abbandonati sul pavimento; bottiglie d'acqua ed altri rifiuti. Il complesso si trova in una fabbrica di mobili abbandonata di Sheik Najjar, centro industriale alle porte di Aleppo. Lì sarebbero stati detenuti diversi ostaggi occidentali fino al dicembre 2013, quando li avrebbe presi in consegna il famigerato boia "Jihadi John".

Incatenati nel buio più totale, i prigionieri sarebbero stati sottoposti ad ogni genere di vessazione. Nel racconto degli ex prigionieri, gli ostaggi occidentali subivano un trattamento leggermente migliore di quello riservato ai siriani che cadevano nelle mani degli uomini del Califfato. Mentre i primi venivano imprigionati nei cameroni comuni (con l'eccezione di una donna americana, incarcerata da sola), i secondi erano rinchiusi dentro celle singole.

Tutti, indistintamente, pativano la fame ed il freddo: le candele per fare luce erano disponibili solo in occasione dei - rari - pasti. Un ostaggio europeo intervistato dal Mail ha raccontato anche che l'ostaggio americano di origini ebraiche Steven Sotloff avrebbe anche rispettato il digiuno dello Yom Kippur, cedendo le sue uove a un compagno di prigionia. Pur di non rivelare ai rapitori le sue origini ebraiche avrebbe finto un mal di stomaco.

I prigionieri hanno poi testimoniato di torture, botte ed interrogatori violenti. Nel reportage del Mail compare anche la foto di una sedia appositamente attrezzata con cinture di forza, ma non è chiaro se lo scatto provenga dall'interno del complesso.

"Alcuni carcerieri erano gentili - raccontano gli ex ostaggi - specialmente con gli europei, davano loro dolci, caramelle e marmellata." Tuttavia altri miliziani hanno dato prova di grande sadismo: in occasione dei trasferimenti da un carcere all'altro, compreso il passaggio che portò poi gli ostaggi nelle mani di Jihadi John, ai prigionieri veniva fatto credere che sarebbero stati liberati presto.

Commenti
Ritratto di Mario Galaverna

Mario Galaverna

Ven, 19/12/2014 - 17:51

Scommetto che i soliti noti li giustificheranno affermando che è una risposta a Guantanamo e alla Cia perchè, altrimenti, secondo le regole dei terroristi islamici, sarebbero stati trattati come in una SPA.

Ritratto di abraxasso

abraxasso

Sab, 20/12/2014 - 07:38

...e ovviamente, prima di portare i prigionieri sul set a inscenare la decollazione, li radono e li sbarbano, li lavano e li abbronzano, danno loro panni di bucato, ben lavati e ben stirati, li rifocillano, li truccano e li rimettono in sesto...chissà se li profumano pure?