Strage Dacca, una chiesa in Bangladesh in onore di Simona Monti

La famiglia della giovane di Magliano Sabina, uccisa dal commando dell'Isis assieme ad altri otto italiani all'Holey Artisan Bakery di Dacca, risponde all'orrore del fondamentalismo islamico sostenendo i cristiani perseguitati in Bangladesh

Sarà costruita anche grazie alla donazione della famiglia di Simona Monti, la ragazza di 33 anni di Magliano Sabina, morta nella strage compiuta dall’Isis a Dacca, la chiesa di San Michele ad Harintana, una cittadina nella diocesi di Khulna, nel sud del Bangladesh.

Sarà costruita nella stessa terra in cui Simona e il bambino che portava in grembo hanno sperimentato sulla propria pelle l’apice della follia dell’estremismo islamico, che ha provocato venti morti, tra cui nove italiani, quella sera del primo luglio scorso, all’Holey Artisan Bakery di Dacca. Simona che lavorava per un’azienda di tessuti, che aveva vissuto in Cina. Simona che aveva comprato un biglietto per tornare a casa, perché voleva far nascere il suo bambino nel suo Paese, tra l’affetto dei suoi cari. Simona che invece è morta da “martire” in Bangladesh. Sotto i colpi del commando di terroristi che uccidevano chi non sapeva il Corano.

«Simona è stata uccisa in odio alla fede e vogliamo ricordarla anche sostenendo i cristiani perseguitati». Per questo don Luca Monti, il fratello di Simona, parroco nell’avellinese, ha deciso di fare una donazione ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, la fondazione pontificia impegnata da anni in progetti di sostegno ai cristiani perseguitati nel mondo, in onore della sorella e del nipotino. «La nostra è una famiglia cristiana e consideriamo martirio la morte di Simona e di tutte le altre vittime di quel drammatico attacco”, racconta don Luca, parroco della Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo di Santa Lucia di Serino, “abbiamo quindi preferito delle esequie semplici, per poter realizzare un’opera di bene in favore dei cristiani perseguitati”.

Nel Bangladesh che, come molti Paesi nel mondo, sta vivendo una nuova primavera dell’estremismo islamico, il gesto di don Luca rappresenta quindi “una risposta concreta” a questo orrore. Grazie al sacrificio di Simona, “amorevolmente determinata” e “dedita al suo lavoro”, come la descrive il fratello, la comunità cristiana in Bangladesh disporrà di luogo in più, cui ritrovarsi e pregare. “La Chiesa di San Michele rappresenterà un incentivo per i cristiani del Bangladesh, affinché non abbiano paura e non si arrendano anche di fronte alla violenza”, spiega il sacerdote. Che alla comunità cristiana del Bangladesh, chiede in cambio soltanto preghiere per la sorella Simona e per la sua famiglia. Una famiglia che, dalla consapevolezza che Simona sia stata uccisa proprio perché cristiana, trae la forza per sopravvivere alla tragedia. «È stato molto toccante ascoltare mio padre dire: “Ho dato a Dio un figlio sacerdote ed una figlia martire”», racconta don Luca Monti.

Commenti
Ritratto di Omar El Mukhtar

Omar El Mukhtar

Gio, 21/07/2016 - 16:33

Toh ma allora in Bangla Desh, paese islamico, ci sono le chiese e anche le diocesi?

Cheyenne

Gio, 21/07/2016 - 17:21

nell'assoluta indifferenza di mattyscemo, pinocchione, grassone e sboldra

Kamen

Gio, 21/07/2016 - 18:16

omar el mukhtar:la sua è una constatazione da scrofa.

Ritratto di Omar El Mukhtar

Omar El Mukhtar

Ven, 22/07/2016 - 10:13

Kamen, sarà ma io mi sono rotto gli zebedei a sentire che nei paesi islamici non ci sono chiese e quindi non ci dovrebbero essere Moschee in Europa. Nei paesi Islamici (ad eccezione dell'Arabia Saudita) ci sono molte più chiese in rapporto al numero di fedeli cristiani di quante Moschee ci siano in Europa (particolarmente in Italia) sempre in rapporto al numero di fedeli Musulmani.