Ecco le strategie alternative usate dai jihadisti per colpirci

Uno degli anelli deboli nella lotta contro il terrorismo è rappresentato dalle chat delle console da gioco casalinghe

Premessa d’obbligo: bisognerebbe uscire da certi schemi mentali e continuare a credere, ad esempio, che un terrorista possa utilizzare lo stesso sistema ritenuto sicuro dall’opinione pubblica. Concezione errata quest’ultima, frutto di un ragionamento simmetrico. Il terrorista non cerca ad ogni costo il mezzo più sicuro, ma quello più insospettabile: le due cose non sempre collimano. Ecco che allora utilizzare la chat delle console da gioco ha senso. Da anni le agenzie di intelligence internazionali continuano a lanciare moniti sul deviato utilizzo di tale tecnologia. Il metodo è abbastanza semplice. Due o più utenti, acquistando il medesimo videogame, hanno la capacità di chattare tra di loro tramite connessione internet. L’obiettivo, secondo gli sviluppatori, sarebbe quello di creare dei gruppi a distanza per giocare gli uni contro gli altri. Ma una volta effettuato l'accesso ad una “lobby” ed utilizzando una password, grazie ad auricolari i terroristi possono anche parlare tra di loro. La questione è nota fin dal 2012. L’FBI ha anche stilato una particolare lista dei videogames sospettati (proprio per la loro popolarità) di essere utilizzati dai terroristi per comunicare. Nella lista si trovano i brand che hanno fatto la fortuna di alcune società informatiche: da Call of Duty alla serie Medal of Honor fino ad Halo. L’asimmetria nel contesto della cyber-war non si basa esclusivamente su un massiccio impiego di sistemi crittografati, ma sull’utilizzo di canali convenzionali ed insospettabili. Il punto è proprio questo: un canale ritenuto sicuro e particolarmente blindato, potrebbe attirare su di se maggiori controlli.

In alcuni casi, i videogames sono impiegati anche per scopi formativi. La serie “Arma”, ad esempio, viene utilizzata dall'esercito americano come parte del training delle truppe. La simulazione “Dangerous Water” poi. Grazie al download gratuito, i giocatori del pianeta hanno potuto sperimentare le proprie tattiche nell’affrontare le missioni. Sviluppato dalla Sonalysts Combat Simulations e rilasciato nel 2005, è stato utilizzato per studiare le strategie utilizzate dai giocatori per migliorare e sviluppare il software principale del drone ACTUV o Autonomous Continuous Trail Unmanned Vessel della DARPA o Defense Advanced Research Projects Agency o DARPA.

Negli States, i “reclutatori”, cioè coloro che visitano i licei in cerca di materiale umano da inserire nelle forze armate, valutano anche la capacità, l'abilità ed i tempi di reazione del soggetto nei videogiochi. Ciò non deve far gridare allo scandalo. Basti pensare che i droni da battaglia terrestri, vengono radiocomandati da un pad identico a quello dell'Xbox 360: l’operatore, in questo modo, non perde tempo ad adattarsi al nuovo sistema di guida e controllo perché è lo stesso che utilizza quando gioca sul divano di casa. Il noto simulatore di volo della Microsoft, il Flight Simulator è utilizzato da numerose aeronautiche, compresa quella italiana, come addestratore procedurale. Infine, i teatri videoludici ricreati per le console o per i pc, si fregiano, ormai, di collaborazioni autorevolissime. Medal Of Honor, uscito nel 2010, è stato realizzato in collaborazione con veri operatori Tier-1. Curioso un retroscena su un gioco della EA Los Angeles. Ottenne un buon successo di pubblico e di vendite, ma gli utenti lamentarono una scarsa durata della campagna singola: si scoprì poco dopo che il gioco stava diventando un vero e proprio documentario sui Tier-1, con vere tattiche e armi utilizzate fedelmente riprodotte, motivo per cui si decise di ridurre la campagna single player.

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