Erdoğan minaccia di epurare anche i sindaci dell'opposizione

Il presidente avverte gli avversari politici: "Risolvete i problemi, o lo faremo noi"

Erdoğan parla alla Camera del turismo di Ankara

"I partiti che vogliono risolvere i loro problemi da soli faranno ciò che è necessario. Se ciò non dovesse accadere, gli ispettori del ministero dell'Interno dovranno agire. Tutte le municipalità sono già sotto scrutinio". È con queste parole che ieri il presidente Erdoğan ha lasciato intendere che il turnover a livello locale potrebbe non arrestarsi con il licenziamento di alcuni tra i sindaci più in vista del Partito giustizia e sviluppo (AKParti), ma che anche per l'opposizione il rischio di caldeggiate dimissioni è dietro l'angolo.

L'ultimo di sei uomini a cui il presidente turco ha chiesto un passo indietro ha ceduto lunedì, quando già avevano rassegnato le dimissioni i sindaci di tre delle quattro città principali: Istanbul, Ankara e Bursa. Il primo cittadino di Balıkesir Ahmet Edip Uğur ha annunciato le sue dimissioni in una conferenza stampa al termine del quale è scoppiato in lacrime, sostenendo di non poter più andare avanti "a fare politica con l'Akp" e parlando di minacce rivolte alla sua famiglia per spingerlo a lasciare la poltrona.

"Non c'è stata alcuna corruzione, alcuna irregolarità, non c'è stato FETÖ", ha accusato il sindaco, parlando del suo mandato e utilizzando l'acronimo che in Turchia identifica il movimento di Fethullah Gülen, ritenuto la mente del fallito colpo di Stato del luglio 2016. E se le minacce di cui parla Uğur sono per ora solo accuse, il deputato locale del partito d'opposizione kemalista sostiene che dopo la richiesta di lasciare la municipalità, la moglie del sindaco Nurgül sia stata fermata e poi di nuovo rilasciata e la loro casa di famiglia perquisita. Il segretario del partito ha accusato il governo di usare "tattiche mafiose".

Proprio il Chp kemalista, il maggiore partito d'opposizione del Paese, è per ora rimasto pressoché immune dalle purghe avvenute a livello delle municipalità. Nei giorni scorsi il portavoce di Erdoğan ha tuttavia minacciato azioni legali contro il portavoce del partito d'opposizione Bülent Tezcan, che in un discorso nella città di Tekirdağ ha definito il presidente un "dittatore fascista". L'insulto al Capo di Stato è punibile con pene fino a quattro anni di carcere.

Diversa la questione se si parla del partito filo-curdo e di sinistra Hdp. Più di 80 tra gli amministratori locali eletti tra i candidati sono stati rimossi dal loro posto e sostituiti da commissari nominati dallo Stato. Da un anno - dallo scorso 4 novembre - i due leader del Hdp sono in carcere con altri colleghi parlamentari, accusati di legami con il Pkk curdo.