Turchia, la leader curda in carcere ora è fuori dal parlamento

Continua la purga. Condanna per Demirtas, tolto seggio da deputata alla collega

Prima la cancellazione dell'immunità parlamentare, poi l'arresto, a novembre dello scorso anno. Infine, per Figen Yuksekdag, co-leader del partito filo-curdo Hdp, è arrivata la conferma di una condanna per terrorismo e oggi la notizia della decadenza dallo status di parlamentare eletto, una tra i 59 che la sua formazione ha portato in parlamento in Turchia alle ultime elezioni.

Una decisione che arriva poche ore da un'altra condanna, quella per l'altro leader del partito, Selahattin Demirtas, a cinque mesi per avere insultato lo Stato, la nazione e le istituzioni turche. Come la Yuksekdag e come una decina di altri parlamentari, si trova attualmente in carcere e per lui l'accusa chiede 142 anni di prigione in un caso separato, ancora per accuse connesse al terrorismo.

Continua una stretta da parte delle autorità che ha portato anche a un nuovo arresto, l'ultimo in ordine di tempo, per il capogruppo Idris Baluken, che era stato rilasciato solo pochi giorni fa. Proprio ieri una delegazione del partito ha fatto appello alla Cedu (Corte europea dei diritti dell'uomo), per chiedere il rilascio dei propri membri.

A luglio è stato sventato in Turchia un colpo di Stato, ma per l'Hdp, sostengono dati pubblicati dalla medesima formazione politica, i problemi sono iniziati molto prima. Dal luglio 2015, quando è venuto meno un negoziato per la pace con la milizia curda del Pkk, che Ankara, Stati Uniti ed Europa considerano un gruppo terrorista e che la Turchia accusa il partito di sostenere, sarebbero 8000 i casi di fermo e più di 2000 gli arresti a tutti i livelli.

Da luglio la purga messa in atto dallo Stato ha colpito giornalisti, accademici, politici, militari e funzionari pubblici, accusati di fare parte dell'organizzazione di Fethullah Gulen, ritenuta responsabile per l'organizzazione dello sventato colpo di Stato, o di essere membri o fare propaganda per il Pkk.

In Turchia, intanto, inizia a entrare nel vivo la campagna che porterà il Paese verso il referendum di aprile, con cui Erdogan chiede il passaggio a una repubblica di tipo presidenziale.

"È ormai chiaro che il governo non riuscirà a ottenere il risultato che si aspetta nel contesto di questa crisi, quindi sta di nuovo utilizzando ogni genere di tattica già usata in passato", dice in un comunicato l'Hdp. A oggi i sondaggi sono ancora piuttosto ambivalenti.

Il "sì" al referendum conferirebbe ancora maggiori poteri a Erdogan. A Mugla, località dell'Egeo, è iniziato nel frattempo il processo ai militari accusati di avere tentato di assassinare il presidente la notte del golpe.