Ucraina, la diplomazia del Kazakhstan

Il presidente kazako incontra Merkel e Hollande per tentare una via di uscita diplomatica alla crisi ucraina. Via d’uscita necessaria, in questo momento, proprio a fronte dell’offensiva islamista

A latere della grande manifestazione di Parigi contro il terrorismo, una serie di incontri al vertice fra i principali leader occidentali. Ed è stato particolarmente interessante rilevare anche la presenza del Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Presenza che non può certo venire considerata meramente formale, semplice partecipazione al cordoglio della Francia per le vittime degli attentati della scorsa settimana. Infatti, si è trattato del primo segnale di uno spiraglio di apertura nelle relazioni fra l’Europa e Mosca da mesi, ormai, congelate in una sorta di nuova Guerra Fredda economica conseguente la crisi ucraina. E va ricordato che Parigi da tempo sta premendo sulla UE e su Washington perché si cerchi una via diplomatica per uscire da un impasse – il gioco delle sanzioni reciproche – che sta pesantemente danneggiando, fra le altre, anche l’economia francese. Rilassare, anzi normalizzare i rapporti con il Cremlino appare, in questo momento, più che mai necessario. I fatti di Parigi – il massacro di Charlie Hebdo, quello nel negozio ebraico ed altri attentati compiuti da “cani sciolti”, cui è stata prestata meno attenzione mediatica – rappresentano infatti solo la punta di un iceberg. L’iceberg dell’offensiva messa in atto dall’islamismo radicale, con i due volti di Al Qaeda da un lato, dello Stato Islamico dall’altro, che, pur in concorrenza fra loro – come ha acutamente spiegato Germano Dottori, docente all’Università Luiss-Guido Carli di Roma – , convergono nel colpire in tutto il mondo, dal Pakistan alla Nigeria, al Libano, alzando progressivamente il tiro verso obiettivi europei. In questo contesto diventa sempre più vitale ricompattare tutto il potenziale fronte dei “nemici” del radicalismo islamico, che non può non comprendere anche la Russia, i cui problemi con i movimenti jihadisti nel Caucaso e in Asia Centrale stanno progressivamente crescendo. Per altro non è un caso che lo Stato Islamico abbia potuto espandersi in Iraq e Siria, ed Al Qaeda riprendersi dallo stato di prostrazione in cui versava, proprio approfittando delle divisioni interne all’Europa e della distrazione di Washington, per troppi mesi polarizzata sull’Ucraina.

Una intensa attività diplomatica rivolta volta a normalizzare i rapporti fra Mosca e le principali Cancellerie occidentali è, per altro, già in atto nelle ultime settimane, e vede come protagonista il presidente e leader del Kazakhstan Nursultan Nazarbayev. L’attività di Nazarbayev, nelle settimane scorse, è stata, a dir poco, frenetica. Il 9 gennaio infatti ha incontrato a Berlino Angela Merkel, ed ha lanciato la proposta di un Summit internazionale sulla crisi Ucraina con Russia, Germania e Francia da tenersi nella capitale del Kazakhstan, Astana, il prossimo 15 Gennaio. Una proposta che ha immediatamente trovato il consenso del Presidente ucraino, Petro Poroshenko. L’idea di questo meeting è stata poi caldeggiata anche con Hollande e Putin, e – salvo rinvii conseguenti alle vicende delle ultime ore – sembra proprio che dovrebbe prendere corpo.

D’altra parte Nazarbayev è, forse, l’unico leader internazionale che si trova in una sorta di posizione privilegiata per svolgere il ruolo di mediatore fra Mosca e l’Occidente. Infatti il Kazakhstan rappresenta il secondo pilastro della nascente Unione Economica Eurasiatica, ed è quindi un solido alleato della Russia, ma, al contempo, intrattiene eccellenti relazioni diplomatiche ed economiche con le principali Cancellerie europee – e, non a caso, l’incontro con la Merkel è servito anche a rinsaldare tali rapporti. Inoltre, distesi sono anche i rapporti con Washington, e non solo sotto il profilo economico. Le forze di sicurezza kazake cooperano, infatti, con quelle della NATO per contenere la minaccia dei movimenti jihadisti in Asia Centrale – rappresentata soprattutto dall’IMU, il Movimento Islamico dell’Uzbekistan che cerca di costituire un Califfato centro-asiatico – e già più volte l’intervento kazako, sia diplomatico che militare, ha impedito il degenerare della situazione nei paesi limitrofi, in particolare in Kighizistan. Infine il Kazakhstan ha da tempo messo a disposizione le sue basi aeree per favorire il ritiro delle forze NATO dall’Afghanistan.

Infine va ricordato come il Kazakhstan abbia anche un oggettivo interesse nazionale in una rapida soluzione della tensione che divide, oggi, Mosca dall’Occidente. Una tensione che non solo ha portato al gioco al massacro delle sanzioni economiche reciproche, ma che sta tenendo artificialmente basso il prezzo del gas e del petrolio. Un mezzo con cui Washington cerca di indebolire la posizione di Putin, ma che sta fortemente danneggiando le economie di tutti i paesi produttori, compresi quelli tradizionalmente alleati degli USA. Una situazione a lungo difficilmente sostenibile per sauditi, paesi arabi del Golfo, azerbaigiani… ed anche per lo stesso Kazakhstan, che è uno dei massimi produttori/esportatori di gas e petrolio a livello mondiale. Di qui l’iniziativa di Nazarbayev, che potrebbe fare, nei prossimi giorni, di Astana il centro della diplomazia mondiale.

Andrea Marcigliano
Senior fellow del think tank “Il Nodo di Gordio”
www.NododiGordio.org

Commenti

agosvac

Lun, 12/01/2015 - 13:28

Francamente non sono mai riuscito a capire l'astio di Obama nei confronti di Putin e della sua Russia. Putin , al contrario, sarebbe l'unico vero alleato che gli Usa potrebbero avere contro l'integralismo islamico. Comunque Obama ormai è alla fine del suo mandato presidenziale, speriamo che chi gli succederà possa riuscire a capire la demenza della posizione di Obama. Tra l'altro tutte queste sanzioni contro Putin lo potrebbero spingere ad allearsi con la Cina ed allora per gli Usa sarebbero guai seri.