Vandalizzate le antiche pitture rupestri del Sahara

Spuntano scritte in arabo e in francese sui tesori ancestrali dell'Ennedi, in Chad. La rabbia del ministro-regista Haroun: "Così distruggono la storia dell'Africa"

Sono lì da più di ottomila anni e rappresentano uno dei tesori più preziosi dell’umanità al punto che l’Unesco ha deciso, nel 2016, di inserire le pitture rupestri preistoriche dell’altipiano dell’Ennedi, in Chad, nel patrimonio comune dell’umanità. Eppure ciò non basta a salvare i graffiti dalla furia cretina dei vandali che hanno avuto la bella idea di deturpare una delle più importanti e affascinanti reliquie antiche dell’Africa.

Il valore e l’importanza del complesso di Ennedi è incommensurabile. I graffiti risalgono alla preistoria e raffigurano, in quello che oggi è il lembo meridionale del deserto del Sahara, un vero e proprio paradiso terrestre, popolato da ogni genere di creatura. Decine e decine di pitture in un unico sito di importanza mondiale, tra cui scene di caccia come quella dei “cavalli volanti”, e le rappresentazioni di capi di bestiame risalenti alla preistoria. Che dimostrano come la zona a nord est del Chad e il Sahara fossero, in epoche arcaiche, tutt’altro che desertiche e inospitali.

Ma nonostante l’importanza del sito, non solo culturale ma anche economica dato che è uno dei motori del turismo del Chad, e la bellezza del luogo, i vandali si sono sbizzarriti. Hanno deciso di scrivere, in francese e in arabo, i loro nomi sulle pitture rupestri. Un malcostume pericoloso che, qui in Italia, abbiamo imparato a conoscere ormai da tempo. Di cui i primi sospettati sarebbero dei giovani del posto che, forse per vincere la noia, hanno deciso di prendersela con uno dei tesori dell’umanità.

Il fatto è diventato un affare di Stato, nella repubblica africana. Il ministro della Cultura, il regista Mahamat Saleh Haroun, è infuriato. Alla Bbc ha detto: “Questa è la storia dell’Africa e vogliono distruggerla. È una tragedia, offensiva nei confronti del Chad, della sua storia, del suo retaggio culturale. Parlo di tragedia perché si tratta di qualcosa che ci colpisce qualcosa che è parte di noi. Ennedi è parte della nostra memoria. Ci aiuta a capire chi siamo, noi non possiamo distruggerlo. Se non conosciamo il passato non potremo affrontare il nostro presente”.

Il danno, a quanto pare, non sarebbe irreparabile. Ma è il gesto che preoccupa tutti: se non ci sarà un argine al malcostume, presto la furia iconoclasta dei vandali potrebbe cancellare le pitture rupestri e, con queste, eliminare quanto rimane a quella parte dell'Africa del suo retaggio storico e culturale.

Commenti

blackindustry

Lun, 27/03/2017 - 17:20

Un servizio di guardie per riparare le opere dagli asini di turno... In occidente gia' lo facciamo da lungo tempo...