Moralite acuta: ecco il male di questo Paese

Ruggero Guarini

Lo avevamo capito da un pezzo che la principale risorsa intellettuale dei più apprezzati cervelli della nostra gauche più dotta è la capacità di non capire niente non soltanto del mondo in cui vivono ma persino delle cose di cui si professano esperti. Mai però questa evidenza era finora apparsa così chiara come nelle severe sentenze che uno degli astri più ammirati del nostro firmamento letterario, il prof. Cesare Segre, valoroso professore di filologia romanza, nonché nume tutelare dell'intellighenzia piemontese, ha recentemente snocciolato sul Corriere della Sera discorrendo di Letteratura & Impegno.
La vera causa dell'attuale degrado della nostra letteratura - ha sentenziato l'illustre filologo - è la crisi della civiltà, il declino dei diritti umani e - dulcis in fundo - l'assenza di etica. Dal che sembra doversi dedurre che questo luminare della nostra scienza letteraria non si è ancora accorto che la letteratura occidentale, lungo tutta la sua storia, non è mai stata meravigliosa come in quei momenti vertiginosi di crisi che furono il IV secolo a. C. per l'antica Grecia, l'età imperiale per l'antica Roma e, per l'Europa moderna, quella successione ininterrotta di periodi squisitamente critici che furono, uno dopo l'altro, il crollo dell'impero romano, la notte del Medioevo, i crimini e la corruttela del Rinascimento, il trauma della Riforma, l'età delle guerre di religione, lo shock della Rivoluzione francese, le convulsioni sociali degli ultimi due secoli, il crac del Ventinove e il trionfo novecentesco dei fascismi rossi e neri.
Dimostrando di misconoscere queste ovvietà, questo insigne professore ha praticamente rivelato di non possedere il principale dei tanti strumenti che si richiedono per occuparsi di letteratura: l'organo che permette di capire che i rapporti fra letteratura e morale sono un po' più complicati di quel che credono i moralisti. Ma non solo delle cose del passato, bensì anche di quelle del presente egli non ha capito un accidente. Affermando che in Italia tutto, anche la letteratura, sta andando a rotoli a causa dell'«assenza di morale», ha infatti dimostrato di non essersi accorto che al contrario non vi si parla ormai quasi di altro che di morale. Partiti che invece di porre questioni politiche pongono questioni morali; magistrati che anziché limitarsi ad applicare la legge sferrano un giorno sì e l'altro pure campagne moralizzatrici; cricche di capitalisti e finanzieri che in combutta con giuristi e professori fondano associazioni votate al lancio di nuove guerre morali; gazzette sulle quali battaglioni di moralisti d'assalto si affrontano incessantemente in nobili zuffe morali; narratori, poeti e filosofi che scrivono a getto continuo romanzi, versi e trattati gonfi di impegno morale; rivistone culturali piene zeppe di appelli e proclami morali: si era mai visto, caro professore, un così fragoroso diluvio di chiacchiere moraleggianti?
Professore, ci ripensi: forse la vera causa del presente declino della nostra letteratura, come di tutto ciò che nel nostro Paese va storto, non è, come lei crede, l'assenza di morale, ma al contrario quel morbo squisitamente morale - la «moralite acuta» - che sta intossicando il Paese da anni.
guarini.r@virgilio.it