Morti per droga, un triste record

Cresce l’allarme droga nel Lazio. Il flagello della tossicodipendenza sta dilagando a macchia d’olio nella regione, che si piazza al secondo posto su scala nazionale. La provincia di Roma, invece, si aggiudica la maglia nera per numero di decessi causati dall’abuso di sostanze stupefacenti.
Un’emergenza che affligge in maniera preoccupante anche la città: detiene, infatti, anche il triste primato per segnalazioni di minori all’autorità giudiziaria per motivi di droga (66,07 per cento) e il numero dei consumatori di cocaina è aumentato del 40 per cento.
L’espansione nella città eterna della piaga sociale si riscontra anche nell’incremento, dal 3.95 al 14.79 per cento, delle persone, in genere tra i 20 e i 24 anni affidate ai Sert, Servizi pubblici per le tossicodipendenze. I dati inquietanti sono emersi, ieri in Campidoglio, nel corso del convegno «Diffusioni delle droghe e servizi attuali. Prospettive per il futuro», organizzato dalla onlus Modavi, con il patrocinio del Comune.
È lo stesso presidente dell’associazione, Massimo Canu, a snocciolare le preoccupanti cifre, a conferma della capillarità della droga, ormai assunta anche dai più giovani. «I ragazzi che provano per la prima volta le sostanze stupefacenti - spiega - hanno un’età tra i 14 e i 18 anni nel 51 per cento dei casi. Ma c’è anche chi è più precoce e si stordisce a soli 11 anni (il 32 per cento ha provato almeno una volta, mentre il 16 ne fa uso giornaliero)».
E non è difficile da credere se si considera - secondo la relazione del Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze del 2007 - che il 51 per cento degli studenti dichiara che è facile trovare la droga e anche i tempi di reperibilità sono brevi.
«Divertirsi senza sballo» è il messaggio che Laura Marsilio, assessore capitolino alle Politiche educative e scolastiche rivolge agli adolescenti: «La scuola e le discoteche sono purtroppo fucine di sostanze stupefacenti, ma esorto i ragazzi a tutelare la propria salute, svagandosi in modo sano». E non tralascia di puntare l’accento sul ruolo educativo delle famiglie che «devono lavorare insieme alle istituzioni per prevenire il problema, facendone capire ai propri figli la gravità».
L’autorevolezza dei genitori gioca, per l’appunto, un ruolo fondamentale per preservare i giovani dal pericolo: il 20 per cento dei ragazzi dichiara di avere rapporti amichevoli con i propri genitori e di avere fumato cannabinoidi perché «lo facevano loro», mentre chi è stato educato con maggiore rigore ha meno familiarità con le sostanze stupefacenti e ne conosce i danni provocati.
Ad accompagnare l’assunzione di droghe, lo spettro dell’alcol, come spiega Carmelo Furnari, tossicologo dell’università Tor Vergata. «Guida in stato di ebbrezza e sotto effetto di stupefacenti - sottolinea l’esperto - sono le primarie cause di schianti stradali e purtroppo rappresentano il cinquanta per cento delle morti indirette collegate alla droga, causate dalla riduzione della percezione del rischio o da un colpo di sonno, quando l’effetto stimolante del cocktail micidiale svanisce». Parla di «inversione di rotta» e di «rivoluzione culturale» il deputato del Pdl Fabio Rampelli: «È indispensabile promuovere una cultura vitalistica che metta in evidenza come la droga sia solo ed esclusivamente un fatto negativo, affinché le persone che non si drogano vengano emulate da chi invece è piombato nel tunnel».