Morto Cy Twombly, titano della pittura che ti trascinava dentro il quadro

Pochi mesi fa aveva chiesto di essere sepolto a Roma, la città che amava tanto e che ha scelto come sua patria già dalla fine degli anni ’50. Con la morte di Cy Twombly la storia dell’arte del ’900 perde uno dei suoi più grandi protagonisti e la pittura uno dei vertici assoluti di sperimentazione e di intensità emotiva. Era capace di far pensare e allo stesso tempo trascinava lo spettatore nel profondo del quadro, costruito su pochi e iterati elementi, di rara e algida bellezza. Il «grande vecchio» dell’informale astratto americano era nato a Lexington, Virginia, nel 1928. Pur essendosi formato con Pollock, Rothko e Kline, Twombly non ha mai amato il colore, l’azione e il gesto, puntando piuttosto su una pittura di sottrazione e di sintesi, ma senza l’oggettività di un Fontana o l’impersonalità del minimalismo. Twombly, infatti, era caldo, mediterraneo addirittura, grazie a quella «luce italiana» che definiva come un’imprescindibile scoperta. Su grandi tavole bianche e sbiadite inscriveva dei segni leggeri, una sorta di calligrafia, che lo ha avvicinato all’arte concettuale. Le sue opere, magre, sbiadite, dai segni intriganti e leggeri, si sono imposte sul mercato e nella critica fin dagli anni ’50, raggiungendo quotazioni capogiro nelle aste, fino a 4,5 milioni di dollari.
Fu decisivo il periodo sperimentale presso il Black Mountain College, insieme agli amici John Cage e Robert Rauschenberg, per affinare l’approccio mentale verso la pittura. Nel 1953 compie un’esperienza davvero singolare: è crittologo per l’esercito americano, quindi impara a decifrare scritture che spesso non hanno senso. Si è parlato, non a caso, di fonti d’ispirazione che vanno dalla poesia ai graffiti antici. L’arrivo in Italia, quindi, negli studi di Bassano del Grappa, Roma e Gaeta, dove si era ritirato negli ultimi anni. Nel ’64 sbarca alla Biennale di Venezia con la generazione pop, pur essendo il suo stile anni luce lontano da Warhol&Co., tornandoci tante altre volte, in particolare con i 12 dipinti della Battaglia di Lepanto, che ha vinto il Leone d’Oro. Dall’Hamburger Bahhnof di Berlino al MoMA di New York, i più prestigiosi musei del mondo hanno sue opere in collezione. In uno dei suoi cicli più recenti, il Ciclo della rosa, Twombly riscopre l'uso del colore, sorprendendo tutti con verdi e aranci psichedelici, avvicinandosi persino a una rappresentazione realistica e al richiamo del simbolo, desunto dalla lettura di Mallarmé e Verlaine. Con lui se ne va un titano, fedelmente legato alla pittura, elegante e signorile.