Mosca, venti attivisti gay arrestati dalla polizia

Disperso con la forza un gruppo di manifestanti omosessuali che si era dato appuntamento vicino a un ateneo nella parte suorientale della capitale russa. L'iniziativa era stata organizzata in coincidenza con la finale dell'Eurovision, il Sanremo" dei russi

Mosca - La polizia russa ha disperso con la forza un gruppo di manifestanti per l’orgoglio omosessuale, poche ore prima della finale dell’Eurovision, manifestazione canora che i russi amano come Sanremo gli italiani . Venti attivisti sono finiti in manette. Una trentina di manifestanti si sono dati appuntamento per il raduno non autorizzato vicino a un ateneo nella parte sudoccidentale di Mosca, al grido di "L’omofobia è una vergogna per la Russia!" e "Diritti uguali per tutti", prima di essere caricati dai poliziotti moscoviti in assetto anti-sommossa. Una ventina di loro sono stati ammanettati poco dopo, mentre cercavano di parlare con i giornalisti.

L'Eurovision Fra i fermati c’è anche Nikolai Alekseev, fondatore del sito web "GayRussia.ru" e principale organizzatore della manifestazione programmata apposta in coincidenza con l’Eurovision. Nei giorni scorsi Alekseev aveva fatto notare che anche tra le stelle della competizione musicale c’è chi appoggia la causa: "Il gruppo olandese De Topper - ha confermato - boicotterà Eurovision se le autorità russe ci impediranno di manifestare".

I primi scontri giovedì Le prime avvisaglie di disordini, del resto, si erano avute già giovedì, quando diversi manifestanti si sono messi a lanciare uova contro i concorrenti di Eurovision 2009, giunti allo stadio Olympiisky per le prove. "Il 7% dei russi è gay» ha sottolineato Alekseev, eppure «negli ultimi 4 anni abbiamo cercato in tutti i modi di ottenere il permesso di sfilare, e non ci è mai stato concesso dalle autorità".

Il niet del sindaco di Mosca E ancora una volta, nel 2009, è venuto un "niet" secco dal sindaco Yurij Luzhkov. Da qui l’idea di salire in qualche modo sul carro della 54esima edizione dell’Eurovision, organizzata dalla Russia. Oltretutto all’inizio della settimana una coppia di lesbiche, Irina Fedotova e Irina Shapitko avevano chiesto per provocazione di ufficializzare il loro legame a uno dei municipi più omofobici in Europa, Mosca appunto. Ma la risposta è stata secca: "Non possiamo accettare la loro richiesta" poiché non "conforme al principio della volontaria unione tra un uomo e una donna".

Il Festival delle polemiche Eurovision raccoglie telespettatori in tutta Europa ed è stato inizialmente promosso come un modo per contribuire a unificare il Vecchio Continente, dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’edizione di quest’anno, però, è nata sotto tutt’altro segno, tra polemiche per la scelta di un’ucraina a rappresentare la Russia e il ritiro di una canzone georgiana in odore di provocazione "anti-Putin". Adesso il festival ha agganciato una nuova, delicata battaglia, in un Paese dove l’omosessualità è stata perseguita fino al 1993. E per ora nessuna delle autorità si è dimostrata sensibile al problema.

Medvedev in silenzio Neppure il presidente Dmitri Medvedev interviene. "Gli abbiamo già mandato una richiesta lo scorso anno: non abbiamo neppure avuto risposta" ha affermato Alekseev, con disappunto. "E comunque non ci importa, non sarà presidente per più di un turno" ha aggiunto, pur ammettendo che qualche cambiamento sotto la nuova amministrazione del Cremlino si è visto. "Ma niente di fondamentale".

Continua la repressione E difficilmente qualcosa potrà cambiare a breve, almeno per "l'orgoglio omosessuale" nel Paese dove due tentativi di Gay Pride - nel 2006 e nel 2007 - sono finiti in scontri e violenze diffuse, con attacchi degli ultraortodossi nazionalisti e persino di preti nei confronti dei pochi disposti a sfilare. A fronte di una fascia della popolazione non irrisoria. "Nelle statistiche dell’Obshestevennaja Palata (Camera civile, organismo creato da Vladimir Putin per lo sviluppo della società) si parla di un 7 percento della popolazione".