La mostra Al Colosseo sulle tracce di Vespasiano

Può sembrare persino banale ricordarlo, ma l’Anfiteatro Flavio, più noto come Colosseo, è da sempre il monumento più famoso di Roma, tanto da essere considerato il simbolo della «caput mundi». La coìstruzione fu decisa da Vespasiano, che utilizzò l’area di un lago artificiale, già appartenente alla grande Domus Aurea neroniana. La mostra «Divus Vespasianus», che si tiene al Colosseo da venerdì 27 al 10 gennaio 2010 (catalogo Electa), è quindi quanto mai appropriata per celebrare l’imperatore Vespasiano nel bimillenario della nascita, avvenuta il 9 d.C., e insieme gli altri imperatori della gens Flavia, i figli Tito e Domiziano. Vespasiano, nato a Falacrinae, vicino Rieti, da una famiglia non propriamente aristocratica, mostra un volto non idealizzato, ma al contrario simile a quello di un contadino sabino, quasi a ribadire le doti italiche come la parsimonia, la prudenza e la concretezza che riuscirono a far uscire l’Impero da una grave crisi. Come reazione alla corruzione dei costumi neroniana bisognava andare alla ricerca dei valori delle origini, che non dimentichiamo erano anche sabine grazie al notissimo «ratto».
L’esposizione si articola in tre sedi differenti: oltre al Colosseo, vengono inclusi nel percorso anche il Criptoportico neroniano sul Palatino e la Curia nel Foro Romano.
Ben 110 sono i pezzi archeologici esposti, di cui circa 80 al Colosseo, 24 nel Criptoportico e 4 nella Curia. Modellini e pannelli espositivi completano l’insieme. Per l’occasione, anzi, sono stati sistemati dei pannelli didattici permanenti per spiegare l’area archeologica centrale del Colosseo e planimetrie del Foro Romano. Troviamo reperti di varia natura, resti di archi, ritratti, ma anche cippi del pomerio che delimitava la città, perché con i Flavi si assiste a una ridefinizione dei confini urbani.
L’espozione nella Curia è dedicata al culto imperiale. Non a caso la mostra ribadisce nel titolo il termine «divus», cioè dio, in quanto l’imperatore dopo la morte poteva essere divinizzato. Una delle teste esposte, pertinente a una statua di 5 m, potrebbe essere proprio quella del tempio di culto del divo Vespasiano. Eccezionalmente la Curia viene riaperta dopo anni di chiusura e al suo interno possiamo ammirare i plutei traianei, che ci danno una visione de Foro subito dopo l’età dei Flavi. Nel Criptoportico, utilizzato per la prima volta come sede espositiva, si dà risalto al fasto della dimora imperiale di Domiziano, con materiali provenienti dagli scavi del Palatino.