Il piano di Fca: infrastrutture in Italia e addio al diesel

L'ad di Fca ha spiegato che le 3.000 persone impiegate negli stabilimenti di Cento e Termoli verranno comunque collocate in altre produzioni

Investire sul brand Jeep, dare un futuro alle infrastrutture italiane, uscire dal diesel: sono alcuni degli elementi del piano industriale al 2022 di Fca svelati dall'ad Sergio Marchionne in conferenza stampa al Salone di Ginevra.

Il diesel

Fca quindi si avvia verso l'abbandono della produzione di auto diesel perché "a causa dei nuovi regolamenti i costi saranno troppo alti per mantenerci. Non abbiamo scelta, se il mercato dà un messaggio chiaro contro il diesel dovremo adeguarci e diminuire la dipendenza", ha spiegato Marchionne che ha poi sottolineato come le 3.000 persone impiegate negli stabilimenti di Cento e Termoli verranno comunque collocate in altre produzioni.

Il chiarimento dell'ad è arrivato dopo che, nei giorni scorsi, il Financial Times aveva pubblicato un’anticipazione relativa all’addio al diesel da parte del gruppo già a partire dal 2022. L'annuncio aveva generato molti timori tra i lavoratori degli stabilimenti dove si producono i motori diesel.

L'attenzione all'Italia

C'è poi l'attenzione all'Italia, che si esprime soprattutto con i marchi Alfa e Maserati. "Finchè ci sono io - ha dichiarato Marchionne - non succederà mai che saranno prodotte all'estero. Abbiamo stabilimenti che sono stati attrezzati, anche a livello di motori. Portare tutto via non è facile. Per fortuna abbiamo garantito un futuro all'infrastruttura italiana: non era scontato".

Commenti

gabriel maria

Mar, 06/03/2018 - 19:25

a causa della Fiat in Italia non sono mai arrivate altre case automobilistiche ......Ha sempre bloccato tutto...pompato montagne di soldi pubblici....e ora paga le tasse in Olanda!!!Grande Marchionne....

yorick

Dom, 05/08/2018 - 22:29

Mah.. che Marchionne abbia scelto la migliore collocazione dal punto di vista fiscale non torna che a suo onore di professionista;casomai la questione è come mai lo Stato non ha tirato qualche pesante siluro alla famiglia Agnelli. Poi la questione dei soldi pubblici è vecchjia come il cucco, comincioa con i superprofitti di guerra 1915-18 ed è continuata come da copione.Che sia stato impedito l'insediamento di altre case anche questo è vero:attorno al 1920-21 la Ford voleva costruire una fabbrica di automobili a Trieste: bloccata!Durante l'accentramento dell'industria auto, l'Alfa-e Bertinotti ne era il mentore- doveva essere acquistata sempre dalla Ford: anche questa bloccata.E Marchionne era di là da venire!