Mou: "Milan a 6 punte? Basta evitare Inzaghi... E Kakà resterà con noi"

Il tecnico portoghese risponde ad Allegri: "Ibra a Barcellona non era felice, ho spiegato a Pepe come fermarlo. Pippo è il più pericoloso"

Madrid - Massimiliano Allegri gli aveva lanciato un messaggio ieri sulla stampa spagnola: «Non ho paura del Bernabeu, magari gioco anche con sei punte». José Mourinho ha aspettato la domanda dei giornalisti per raccogliere il guanto e lasciarlo cadere di nuovo a terra con indifferenza. «Per me Allegri può anche giocare con 10 attaccanti, basta che non ci sia Inzaghi». La risata dei giornalisti italiani e spagnoli ritorna di rimbalzo e strappa un ghigno tra la barba incolta del nuovo allenatore del Real Madrid, che appare un po' più stanco del solito.

Certo che il Milan «ha una storia diversa delle altre squadre, assieme al Real ha vinto 16 coppe d'Europa», inizia Mou, «ma per noi è una partita come un'altra, giochiamo per qualificarci, non è un'eliminatoria». La situazione poi è buona: «Abbiamo sei punti, siamo i primi del gruppo e ce ne servono 9 o 10 per qualificarci, oltre tutto giocheremo due partite in casa: non siamo disperati e la situazione è tranquilla», riassume. «Cosa volete che vi dica, con questa per me sono 75 partite di Champions, non sarà una cosa dell'altro mondo - sdrammatizza -, poi dopodomani se vince il Real è mercoledì e se vince il Milan anche», conclude strappando un'altra risata generale.

È un José Mourinho più rilassato quello comparso ieri e recentemente in Spagna. Nonostante qualche polemica sia scoppiata e scoppierà, non ha ancora mostrato il suo lato più affilato. Il pungiglione è però sempre lì, pronto a colpire, per esempio, Galliani: «Lo ringrazio per quello che ha detto di me al mio presidente Pérez: "grazie per averlo portato in Spagna"», lancia a bruciapelo, per ritornare subito al calcio.

Cosa la preoccupa del Milan?, gli chiedono: «La squadra in generale, il Milan è sempre stato ben organizzato, ha un modulo consolidato da tanti anni e Ibra può fare la differenza», indica Mou. Il portoghese ricorda che lui lo conosce bene, l'Italia anche, ma la Spagna no, «perché al Barcellona Ibra non era felice, aveva perso autostima e fiducia, ma una squadra con lui è sempre diversa». Ha già previsto come fermarlo? «Ho indicato a Pepe come giocare contro di lui, come occupare gli spazi».

E cosa ne pensa della posizione che occupa Ronaldinho? «Mi sembra logica, a lui piace e per uno come lui il piacere è importante», spiega. Per Mou «il Milan ha tanti attaccanti buoni, Ibra, Robinho, Ronaldinho, Pato, Seedorf, Inzaghi» e lui ha spiegato ai suoi le dinamiche, come occupare le zone per fermarli. «Ma preferisco che Pippo non giochi» ribadisce.

Il Real che giocherà oggi contro il Milan sembra allontanarsi dallo schema della sua Inter e orientarsi verso un maggiore possesso di palla, gli fanno notare. «Il mio Real è diverso dalla mia Inter, dal mio Chelsea o dal mio Porto», conferma José lanciando un po' di marketing personale: «Credo che se c'è una qualità importante per un allenatore è lo spirito di adattamento ad una cultura e alle caratteristiche dei nuovi giocatori» spiega il portoghese.

Dopo il bel risultato di Malaga (1-4) la nuova squadra capitanata da José sembra infatti aver trovato l'affiatamanto ed essersi compattata. «È migliorata - conferma Mou - ma siamo abbastanza umili per sapere che tre mesi di allenamento sono pochi» e nel calcio «può sempre arrivare la brutta giornata, il risultato negativo, non si può mai dire», stempera il portgohese. L'obiettivo adesso è qualificarsi per gli ottavi, «li arriverà Kakà, di cui tutti si sono dimenticati e farà sicuramente la differenza», assicura Mou. Al suo lato in panchina potrebbe arrivare anche un altro personaggio che «appartiene al patrimonio del calcio e del Real», ovvero Zidane. Mou sente che l'operazione è vicina. L'ultima cattiveria prima di andare? «Voglio vedere Ibra felice, ma che lo scudetto lo vinca l'Inter».