Murdoch fa l’offeso e rilancia: "Non mollo"

Rupert Murdoch e il figlio, colpiti dalle stesse amnesie, gettano le colpe sugli altri davanti alla commissione d’inchiesta. In tre ore di audizione in parlamento il tycoon ha saputo solo chiedere perdono. Poi si è difeso: &quot;Mi sento tradito e umiliato&quot;. La seduta è stata bruscamente interrotta da un'aggressione: <strong><a href="/esteri/intercettazioni_murdoch_va_verso_laddio_attacco_hacker_sun_il_magnate_e_morto/murdoch-intercettazioni-news-rebekah-corp-londra-brooks-sun-australia-hacker/19-07-2011/articolo-id=535763-page=0-comments=1#commenta">un uomo ha fatto irruzione in aula</a></strong> per buttare in faccia a Murdoch un piatto di schiuma da barba

Giornata di comiche. Tipicamente inglese.
Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie. Sono i testimoni chiave che possono dimostrare che i Murdoch non hanno mai messo bocca e altro nello scandalo delle intercettazioni. Chi sono quei cinque di cui sopra? Elementare, i Simpson, i protagonisti della fumettistica americana by Fox. La tesi è sostenuta e scritta da Robert Pollack, responsabile degli editorialisti del Wall Street Journal. Quel quintetto di americani può ribadire di essere assolutamente libero, indipendente, non intercettato. La premessa è la carta di credito per comprendere il cartone animato di ieri a Londra, compreso finale a sorpresa.

La Murdoch family si è presentata alla Camera dei Comuni, padre, moglie, figliastro. Rupert e James uniti dalle stesse amnesie, l’inquietante cinese Wendy Deng alle spalle della coppia, seduta in prima fila, addobbata di un tailler color lampone, i belli capelli sciolti, le mani nervosissime unite, strette, annodate. Pomeriggio duro, roba tosta che i Murdoch non avevano immaginato, impegnati in cose più importanti come lo stesso shark, nel senso di squalo, ha ammesso: «News of The World è l’1 per cento delle mie proprietà. Non potevo occuparmi di tutto quello che lì accadeva». Una brava persona, un motivo che spiega la chiusura, in minuti due, della testata ultracentenaria con annesso licenziamento di duecento dipendenti.

«È il momento più mortificante della mia vita» ha detto Murdoch senior, portandosi la mano al petto, mentre il Murdoch junior, preparava il compitino, con la montatura leggerissima degli occhiali, il capello tagliato dal coiffeur due ore prima, la couperose distribuita tra gote, orecchie, naso, segnale di una tensione che è cresciuta nelle parole, nel tempo, nelle ammissioni dell’interrogatorio. Totale: l’impero dei Murdoch è di carta, in tutti i sensi. Basta soffiare e incomincia a tremare, sembra crollare ma resiste, resiste, resiste. Rupert and James hanno cercato di buttare la palla in corner, secondo astuzia da repertorio e con un candore bastardo, tipico di chi sa tutto e finge di essere all’oscuro dello stesso. La colpa è degli altri. Le domande dei vari deputati della commissione Cultura, Media e Sport, hanno tolto il burka ai padroni del vapore, affumicati dai fatti, dalla montagna di sterline spese per tacitare o per pagare le sontuose spese legali anche a colpevoli, pentiti, giornalisti che con le intercettazioni illegali hanno fatto fortuna, propria (a parte la morte di mister Hoare o gli altri finiti in galera) e dell’editore. Ma costui, per l’appunto, ha dichiarato pubblicamente di non essere mai stato informato della vicenda se non a processo avviato e celebrato, se non con i documenti di Scotland Yard sul tavolo e ha anche avuto la faccia di squalo di negare la conoscenza di Alex Marunchak (da venticinque anni responsabile della edizione irlandese di News of The World) come se quell’identità appartenesse al custode di uno stabile di Colchester.

Il giro di denaro? I milioni di sterline? Roba piccola, James, lo squaletto, nulla sapeva prima del proprio ingresso in ditta, Rupert lo squalone, invece, con la fatica dei suoi ottanta anni, appesantiti dall’impegnativa moglie, si preoccupava di ascoltare il direttore del News of The World una volta al mese e quello del Sunday Times il sabato sera, ovviamente per parlare della raccolta del the e della qualità del luppolo e non dei milioni versati agli intercettati, come Gordon Taylor presidente degli allenatori inglesi di football, messo a tacere, sorry risarcito con duecentocinquantamila sterline più spese fino a settecentomila, tutto su indicazione dello studio legale di famiglia. Perché i Murdoch, come i Simpson, sono una famiglia, famosa, un po’ frustrata, un po’ distratta, di una «cecità voluta» come ha malignamente detto uno dei membri della commissione. Qui Murdoch ha reagito, battendo il dito indice sul tavolo, come gli capita nei cda o nei colloqui amichevoli, provocando però, stavolta, la reazione preoccupata del figlio. Rupert ha provato a mostrare le fauci così sfidando lo scherzo goliardico: un buffone, Jonnie Marbles, attorcomico, ha fatto irruzione nella sala, ha tentato di aggredire il magnate lanciandogli in faccia un piattino colmo di schiuma da barba e ha trovato l’immediata risposta della moglie Wendy che lo ha schiaffeggiato e poi quella della polizia che ha provveduto ad ammanettarlo.

Seduta sospesa, attimi di tensione, momento di gloria e di risate. Murdoch si è ripresentato senza giacca, bianca la sua camicia come la sua anima. Il lanciatore comico è l’unico cittadino del Regno non intercettato dai Murdoch. Né dalla polizia. Ma dalla moglie cinese di Rupert. Comica finale.