Mure a dritta

La nautica, comunemente sinonimo di lusso, ha riscosso e riscuote un grande interesse anche per i legislatori e per le amministrazioni finanziarie. Nel 2011 l'esecutivo di Mario Monti introdusse la tassa di possesso tristemente nota, una tassa che gravava su tutte le barche presenti nei marina. Una stangata sulla nautica che mise in fuga 40mila diportisti con una drammatica ricaduta sull'economia del Paese, sia per l'indotto sia per la cantieristica.

Tale tassa venne poi abolita nel 2015, ma la fiscalità nautica era già interessata dal delinearsi di altre misure, e non tutte a favore del settore. Il 2012, ad esempio, segnò l'introduzione dell'Iva nelle operazioni commerciali di charter nautico. La relativa normativa, di derivazione Ue, fu recepita dall'Italia nel 2010 con la riforma del criterio di territorialità atto a stabilire se una prestazione debba o meno essere assoggettata ad Iva. Nel mondo del noleggio di yacht viene introdotto l'obbligo di pagare l'Iva ogni volta che si mette a disposizione la barca in un porto italiano. Si tratta di un surplus decisamente non gradito dai noleggiatori che nella grande maggioranza dei casi sono consumatori finali e pertanto non in grado di portare in detrazione tale imposta. Ad alleggerire un po' il «carico», le norme sancirono che dovesse essere assoggettata ad Iva solo la parte di noleggio spesa nelle acque territoriali comunitarie (ossia entro le 12 miglia). In merito alla quantificazione della quota territorialmente rilevante, la circolare delle Entrate (43 del 2011) confermò la possibilità di applicare delle percentuali forfettarie in considerazione delle difficoltà operative nel calcolare - per un noleggio di diversi giorni - la navigazione effettuata entro e oltre le 12 miglia nautiche. Le percentuali forfettarie, tuttavia, sono un metodo di calcolo residuale: si deve applicare l'Iva piena a meno che non sia possibile fare un calcolo puntuale della navigazione.

Si è aperto così uno spazio di incertezza, molto penalizzante, che ha posto il nostro Paese ancora una volta di fronte al pericolo di fuga dei fruitori verso altri lidi. Oggi la nautica soffre ancora di un impianto normativo fiscale in cui occorre «navigare a vista». L'auspicio è che la ritrovata attenzione al mare porti i suoi frutti anche in questo settore.

* Dottore commercialista esperta di fiscalità nautica