"Mussolini? Un moderato e marxista erudito"

Ernst Nolte, storico tedesco e allievo di Heidegger, in una lezione all'Istituto Maritain invita alla rilettura della figura del duce e allo studio di Fascismo e Nazionalsocialismo "senza rabbia". Fuori dall'aula le proteste delle associazioni partigiane

Benito Mussolini? Moderato e marxista. Anzi, moderato perché "marxista erudito". Lo storico tedesco Erns Nolte è abituato a stupire. E non rinuncia a farlo nemmeno oggi che ha già compiuto 86 anni e dopo una vita passata a ribaltare luoghi comuni e facili "etichettatori" di personaggi e movimenti storici. Allievo prediletto del sommo filosofo Martin Heidegger, è sempre stato visto con sospetto e antipatia da chi su quei pregiudizi ha magari costruito facili carriere politiche o arraffato una cattedra universitaria in quota a qualche partito comunista sopravvissuto, almeno fino a qualche lustro fa, alla condanna della storia. E così, quando si è sparsa la notizia che il professore di storia contemporanea della Freie Universitat di Berlino, la Libera università di Berlino era stato invitato a Treviso dall'Istituto Jacques Maritain per tenere una lezione del ciclo "Concetto e realtà di movimenti radicali di resistenza del XX e del XXI secolo", si è scatenata la contestazione dei Comunisti italiani e dei partigiani dell'Anpi. Che, dopo gli attacchi al Giampaolo Pansa ormai bollato come pericoloso cantore del , hanno pensato bene di rivolgere la loro attenzione anche a un monumento della storiografia contemporanea come Nolte. Con il consigliere regionale veneto del Pdci Nicola Atal che arriva addirittura a chiedere di impedire la sua lezione definendolo, con una certa superficialità grossolana, "uno fra i più noti negazionisti dell'Olocausto" e "il negazionismo va sempre combattoto sbugiardandolo".
Immediata la replica di Antonio Silvio Calò, direttore dell'Istituto Maritain, secondo il quale "Nolte è una persona scomoda, ma se c'è una cosa che Maritain ci ha insegnato, è a guardare il mondo a 360 gradi. Se c'è un "nemico" da combattere, occorre prima conoscerlo".
E così Nolte la sua lezione l'ha potuta tenere. Con tutta la abituale sua carica innovativa e dirompente. "Benito Mussolini - le sue parole al seminario pubblico regolarmente tenuto a Treviso - fu un marxista erudito che sapeva ciò che la maggioranza dei marxisti non sapeva". Ma non solo. "Mussolini - ha proseguito Nolte - è stato il più importante marxista convertitosi al nazionalsocialismo. Nei circoli marxisti era più noto di Lenin, era un uomo troppo importante per essere considerato solamente un simbolo". Secondo il docente tedesco 86enne, la "moderazione che si vedeva nel fascismo italiano", a differenza del nazismo, era conseguenza del fatto che Adolf Hitler non proveniva invece dal marxismo. Nazismo che, auspica, andrebbe studiato senza la rabbia del dopoguerra. "Le polemiche possono avere un livello alto oppure basso: in Germania è basso, ci sono abituato, ma credo che quelle italiane siano migliori". Non aveva, forse, ancora immaginato di dover ancora una volta fare i conti con i soliti "oscurantisti". Fuori dall'aula, infatti, esponenti dell'Associazione dei partigiani (Anpi), hanno distribuito dei volantini in cui si ritiene non educativa la scelta di invitare a parlare Nolte. Pronta la replica del professore tedesco con l'affermazione della necessità di occuparsi oggi del nazionalsocialismo "senza la rabbia che era ben comprensibile nel decennio immediatamente dopo la guerra. Non più dopo mezzo secolo. Il nazionalsocialismo - precisa ancora - non fu un fatto buono, ma non può essere fatto svanire". E replicando ai rilievi dei partigiani italiani, Nolte ha detto che "se qualcuno crede che ciò che hanno sostenuto in base alla loro esperienza debba essere vero per sempre, allora si fa un'operazione contraria all'essenza stessa della storiografia. In questo senso - ha concluso - io non accetto tale approccio".