Muti e i Wiener celebrano la leggenda di Amadeus

Tra le mura natali di Salisburgo un concerto con strumenti d’epoca

Alberto Cantù

da Salisburgo

Festa per il compleanno del caro amico Mozart: i salisburghesi piuttosto distratti, i turisti a orde con il primato, al solito, dei giapponesi. Festa nell’appartamento al n. 9 della Getreidegasse, oggi la «via dello struscio» di Salisburgo fra antichi, nobili negozi e moderni, plebei fast food.
In quella casa, al terzo piano, il 27 gennaio di 250 anni fa nasceva appunto Wolfgang Amadé Mozart. Tra queste pareti prese forma il genio di chi era «amico di Dio» già nel nome e sopravvisse il corpo di un neonato sottoposto alla «dieta d’acqua» allora in voga: decotti d’orzo e farina di avena.
Una piccola casa da «classe media» d’allora: ingresso, soggiorno, cucina e camera da letto per tutta la famiglia, ossia genitori, Volfango e la sorella Nannerl maggiore di quattro anni, perché nel Settecento la promiscuità è normale. Piccola, ma cosa importa, visto che fra il 1762 e il 1775 da Salisburgo, la «città prigione» che però oggi vive di Mozart, Amadé fu lontano per un totale di sette anni. In giro nelle grandi capitali europee a mostrare il suo genio e a fare esperienze musicali a 360 gradi da «piccolo ometto con parrucca e spadino» - sempre elegantissimo - come lo dipinse da ammiratore Goethe.
In casa Mozart, per il duecentocinquantenario Robert Wilson ha montato una scenografia fiabesca se non infantile mettendo nell’ingresso la culla di Mozart sormontata da un’aureola turchina. In camera invece pareti pentagrammate lasciano intravvedere sparsi documenti, cimeli e reliquie: l’immancabile ciocca di capelli, una delle tante tabacchiere che i sovrani gli regalarono, il violino «quartino» da bimbo, due violini d’autore di pregio, cammei e stampe.
In una camera i disegni d’epoca sono tutti al contrario: «il mondo alla rovescia» come Mozart con la sua musica unica, seppe anche inventare come nel Così fan tutte.
Qui - ancora - si fa musica, al primo piano, in un’ala del museo fra la prima e la seconda parte d’una grande Accademia come si sarebbe detto nel Sette-Ottocento: il megaconcerto con Riccardo Muti e i Wiener Philharmoniker al Grosses Festspielhaus. Si ascoltano brani eseguiti su due strumenti appartenuti al compositore: un violino (aveva imparato a suonarlo da solo) e un cembalo (il padre, violinista, didatta e compositore, lo aveva assoggettato alla sua severa scuola dopo che a tre anni si erano rivelate le doti musicali del fanciullo prodigio).
La maratona Mozart di Muti - ne riferiremo domani - vede, in mezzo ai viennesi, solisti una giapponese (la pianista Mitsuko Uchida), due russi (il violinista Gidon Kremer e il violista Yuri Bashmet), un’italiana (il mezzosoprano Cecilia Bartoli in luogo della prevista Fleming) e un americano (il baritono Thomas Hampson). Questo a riprova che Mozart è di tutto il mondo.
Il mega appuntamento - 2 ore e 20 di musica - è diffuso in mondovisione, anche in Cina e nella Bosnia, ma non dalla Rai, che evidentemente preferisce le insalate di frutta operistica dalla Fenice di Venezia. Anche il concertino in Casa Mozart è riservato alle Tv. Salisburgo ovvero progetti, restauri e iniziative da 100 milioni di euro. In primavera apre la «Casa per Mozart» dove verranno allestite parte delle opere teatrali mozartiane - tutte e 22 - che il festival estivo 2006 propone in sei settimane dal 23 luglio al 31 agosto. Il ricavato della prova generale del concerto di Muti serve per il restauro di una delle case che a Vienna Mozart abitò dopo aver lasciato quella natale a 17 anni.
Per chi, come da noi, crede poco al «ritorno economico» della cultura, andrà detto che l’integrale operistica mozartiana segna già ora il tutto esaurito e vede un milione circa di spettatori in più (totale sette) rispetto alle passate edizioni. Chi, nel Paese del melodramma, della sonata, del concerto e dove tutti sono tenori, ha orecchie per intendere, intenda. E impari la lezione.