Muti nel deserto con «Mefistofele»

Franco Fayenz

da Ravenna

Il tema di quest’anno di Ravenna Festival, che inizia il 18 giugno, è Il deserto cresce... viaggio fra simbolismo e utopia. Sembra logico, quindi, che il tradizionale «Viaggio dell’Amicizia» che ogni anno caratterizza la manifestazione musicale romagnola (è il nono della serie) abbia scelto per il 4 e 5 luglio 2005 la Libia, e più precisamente i teatri di Sabratha e di Leptis Magna che furono gemme preziose dell’Impero romano dal II e dal I secolo prima di Cristo. Si tratta di un pellegrinaggio, si legge nel programma, che ha portato la grande musica ad abbracciare città ferite dalla guerra (Sarajevo, Gerusalemme); oppure ha consentito di ritrovare nel Mediterraneo la comune matrice bizantina, facendosi in ogni caso portavoce di un messaggio universalmente comprensibile, grazie alla musica che con le sue corde ha la capacità di toccare i sentimenti più profondi dell’animo.
Il viaggio del prossimo luglio è stato presentato, nella sede del Progetto Italia di Telecom, da Fabrizio Del Noce per la Rai, Cristina Mazzavillani Muti presidente di Ravenna Festival, Marco Tronchetti Provera presidente onorario di Progetto Italia e dal maestro Riccardo Muti che dirigerà a Sabratha l’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino, mentre a Leptis Magna ci sarà uno spettacolo di musica Tuareg. Stupendo e pertinente è il programma che Muti propone per Sabratha: il Prologo, alcune Arie e l’Epilogo del Mefistofele di Arrigo Boito, opera fra le più straordinarie e sottovalutate della storia della musica. Nell’opzione di Muti si coglie l’eco di un’acuta riflessione, per la quale «il deserto è il luogo per eccellenza dove il Maligno appare e induce in tentazione. Ma è anche luogo di redenzione, e nel silenzio si attua il pieno ascolto».