Mutui, così la crisi ha cambiato lo scenario

La crisi economica ha influenzato anche il mercato dei mutui. Ma più che essersi abbattuta come una scure sulla domanda, come avvenuto in altri comparti, ha generato importanti cambiamenti nelle scelte e nelle attitudini sia dei clienti sia degli erogatori (o intermediari) di prestiti immobiliari. Per comprendere meglio lo scenario ci siamo rivolti a Roberto Anedda, vicepresidente e direttore marketing di MutuiOnline, realtà attiva nella mediazione creditizia su Internet, ma anche nella ricerca sugli andamenti di questo mercato.
Anedda tiene subito a segnalare quella che, secondo lui, è una forzatura creata dai media e dal passaparola popolare: «Si dice troppo spesso che le banche si rifiutano di stipulare mutui a tasso fisso. Se invece andiamo a vedere le statistiche, questo tipo di contratti sono ancora i tre quarti del totale. Nella situazione attuale, con la crisi di liquidità che c’è sul mercato, molte banche possono avere problemi a concedere mutui con tassi fissi senza sapere quale sarà, domani, il costo del mercato. Anche se gli istituti si finanziano con i prestiti interbancari a breve termine, a fronte di un impegno a lungo termine come un mutuo a tasso fisso, devono fare bene i loro conti, cercando di capire come non perderci in una logica di flussi in entrata e in uscita di denaro in una prospettiva di lunga scadenza».
Ecco perché, quindi, oggi le banche tendono a proporre soprattutto i mutui a tasso variabile. Con questo tipo di prodotti, gli istituti non si devono preoccuparsi delle provviste finanziarie, e quindi i mutui «variabili» che propongono sono decisamente più convenienti di quelli «fissi». Questo, ovviamente, varrà fintanto che l’Euribor (il tasso che le banche applicano tra loro) resterà basso come oggi (1,64% quello a tre mesi). Ma dato che la recente riduzione (circa meno 4% negli ultimi quattro mesi) è dovuta a una politica che mira a controbattere la crisi economica, chi oggi sottoscrivesse un mutuo a tasso variabile potrebbe dormire sonni tranquilli per almeno un paio di anni.
È nella consapevolezza di questa convenienza, più che nelle presunte pratiche di scoraggiamento delle banche verso il mutuo a tasso fisso, che risiede l’aumento della domanda di mutui a tasso variabile. Secondo l’Osservatorio MutuiOnline, nel secondo semestre 2008 le richieste di mutui a tasso fisso hanno costituito l’81,8% del totale, contro il 17,2% di quelle di mutui a tasso variabile. Per il primo semestre del 2009, si prevede una richiesta del primo tipo in discesa al 59%, contro un aumento della domanda di mutui a tasso variabile in impennata al 39,7%. Questo per quanto riguarda le propensioni dei clienti. «Tra il momento in cui si richiede un preventivo di mutuo al momento in cui viene effettivamente stipulato - fa notare Anedda - possono passare, però, tra i due e i quattro mesi». Ecco perché l’Osservatorio fa seguire ai grafici delle richieste anche quelli dei mutui effettivamente erogati. I dati stimati per il primo semestre 2009, vedono scendere i mutui a tasso fisso dal 75,8% al 75%, mentre quelli a tasso variabile aumenteranno dal 21,6% al 23,4 per cento.
A farla da padroni, insomma, continueranno a essere i mutui a tasso fisso. «Resta il fatto - continua Anedda - che a fronte di una rata iniziale identica, con un mutuo a tasso variabile, a parità di durata, si possono avere finanziamenti di alcune decine di migliaia di euro superiori. Questo non dipende da un eccesso di avidità delle banche, ma dalla necessità di tutelarsi in un periodo di crisi della liquidità che vale per tutti. Se oggi un cliente volesse ottenere, con un mutuo a tasso fisso, lo stesso importo che potrebbe avere con uno a tasso variabile, dovrebbe accollarsi una rata più alta, a volte troppo rispetto al reddito disponibile. Per questo, giustamente, la banca gli nega il mutuo a tasso fisso o glielo sconsiglia. Oggi, purtroppo, presentarsi in filiale con un contratto di lavoro a tempo indeterminato non ha lo stesso valore di qualche anno fa».