Nagano, dove il bob torna a trionfare

A ndare o tornare in Giappone per respirare aria olimpica è un dono eccelso perché il senso di fratellanza fra genti tanto diverse incoraggia e illude su quanto migliore potrebbe essere il mondo. Nagano è seguita a Lillehammer e il confronto non era facile, per i nostri atleti anche sul piano agonistico dopo le tante belle medaglie norvegesi. Invece, nell'insieme, anche se con qualche delusione, si può dire che è andata bene. Tomba non è stato più lui, è uscito in gigante e anche per qualche botta è stato nullo nello slalom. Stupenda è stata la staffetta maschile conclusasi per poche spanne all'incontrario di Lillehammer: oro ai norvegesi argento ai nostri Albarello, Fauner, Maj e Valbusa. Righe d'onore vanno scritte per l'incommensurabile Deborah Compagnoni, anche lei verso il grande traguardo conclusivo di una carriera solare quanto sfortunata per le ripetute rotture dei suoi legamenti delle gambe. Sulle nevi non facili o comunque non abituali del Giappone, Deborah è riuscita a guadagnare la terza medaglia d'oro nel gigante e anche l'argento nello slalom vinto dalla tedesca Gerg.
Onore anche alla straordinaria Stefania Belmondo, grande nella 30 km alle spalle della crescente russa Tchepalova, forse favorita dalla pioggia e da una neve fradicia. E quanta "cattiveria" c'è poi stata nella sua frazione in staffetta con le amiche Paruzzi, Moroder e Di Centa, quest'ultima all'inesorabile addio alla luminosa carriera, per recuperarne il ritardo che pareva inesorabile per portarle con un gran finale sul podio per il bronzo. Lo sci di fondo ci ha donato altro, un bronzo nella 30 km dell'incommensurabile Silvio Fauner e l'argento, con fucile e relativa mira, ha felicitato il biathleta Pier Alberto Carrara. E non è tutto. Straordinario e per certi versi sognante è stato il ritorno all'oro nel bob dopo che la storia aveva consacrato Eugenio Monti a iperboli senza uguali.
Nei labirinti di Nagano il duo Gunter Huber e Antonio Tartaglia ha afferrato l'oro. Due argenti ancora per noi dal ghiaccio e dal coraggio di chi vi scendeva con audace compostezza e precisione. Il primo, argento intendo, si è posato sul cuore di Armin Zoeggeler in seguito più volte leader del mondo e che probabilmente lo sarà anche oggi a Torino. E il secondo invece ha diffuso il piacere di una sorpresa perché a guadagnarlo è stato Thomas Prugger in una disciplina non facile come lo snow board.