Napoli esce dall’Europa dei cliché

Marcello D’Orta

Cari lettori vicini e lontani, vogliate gradire un assaggio di luoghi comuni o pregiudizi internazionali: gli italiani sono mafiosi, fannulloni, sporchi, corrotti, chiassosi e voltagabbana; i tedeschi mangiano krauti dalla mattina alla sera, e bevono birra pure dormendo; i francesi sono dei pessimi amatori (pur essendo latini) e sfoggiano una grandeur stagionata di due secoli; gli inglesi sono altezzosi, razzisti, sudditi di una famiglia reale da rotocalco, servi sciocchi degli Usa; gli arabi sono terroristi già nel grembo materno; gli ebrei sono usurai e sporchi per definizione («sporco ebreo»); i messicani dormono sempre; gli spagnoli sono calienti; gli svedesi sono impotenti (ecco perché le loro donne vengono in Italia); i portoghesi tutti navigatori, nessuno che soffra il mal di mare; i russi, comunisti da qui all’eternità; i cinesi tutti falsificatori; eccetera. Donde molte barzellette o storielle, tra cui (forse) la più famosa: in Paradiso si ascolta musica tedesca (Bach, Beethoven, Brahms), il cuoco è francese, l’amante italiano (propriamente, meridionale), il poliziotto è inglese, l’organizzazione svizzera. E all’inferno? All’inferno c’è musica francese, cucina inglese, polizia tedesca, amore svizzero, e organizzazione italiana.
Relativamente alla pigrizia, la città planetaria cui da sempre è assegnata l’Oscar (il Nobel, il David di Donatello, il Telegatto, la Laurea Honoris Causa eccetera) è Napoli. Vi risparmio tutte le contumelie da Virgilio in poi, per andare direttamente ai tempi nostri, ai tempi di Jean Paul Sartre, per l’esattezza (Jean Paul Sartre, sapete? quello che aveva più nausea di una gestante ai primi mesi) il quale scrisse sui miei concittadini il seguente non molto lusinghiero pensiero: «Quando i napoletani non mangiano, dormono. Non è una leggenda. Ci sono, nel pomeriggio, strade addormentate che somigliano al castello della Bella Addormentata, perché i dormienti sono rimasti nella posizione in cui il sonno li ha colti (...). Dormono sui muri, contro i lampioni (...) per terra (...) vicino a una barca (...). Quelli che non dormono hanno gli occhi rossi e l’aria pensierosa, come se ricordassero un sogno o stessero per cominciarne uno».
Ma ecco che a distanza di qualche lustro, interviene la Nemesi, per raccontare a tutti come stanno le cose. E le cose stanno così: secondo una ricerca commissionata da una banca svizzera (Ubs), la città più fannullona del mondo è Parigi (dove nacque Sartre). Gli abitanti lavorano 1471 ore l’anno (contro i 2317 di quelli di Seul, i 2231 di quelli di Hong Kong, e perfino i 2266 di quelli di Città del Messico) dedicando all’ozio e allo svago (al «dolce far niente», insomma) più tempo di qualsiasi altra città al mondo (settantuno erano le metropoli analizzate dallo studio).
Il ritornello di una vecchia canzone napoletana recita così: «Pecché cu stu sole, stu sole cucènte, ma chi po' fa niente? Ma chi vo fa niente?!». Se a noi cadono le braccia, la scusante l’abbiamo (il sole, appunto), ma i parigini?
Grazie a una banca svizzera, l’Italia (Napoli) ha restituito la capita (testata) a Zidane.
mardorta@libero.it