Napoli , finisce in gabbia la «città dei bambini»

Forse lo ricorderanno in pochi, lo slogan bello ed emozionante della prima campagna elettorale di Antonio Bassolino suonava così: «Napoli, la città dei bambini». Purtroppo, in quella città oggi i bambini finiscono dietro le sbarre di una gabbia in un’aula di tribunale. No, non si vuole accusare Bassolino, a tutto c’è un limite. Tuttavia, se i due fanciulli, il maschietto di 10 mesi e la bimba di 2 anni, sono finiti in gabbia con la mamma, Slavica, 32 anni, serba, qualcuno dovrà pur essere responsabile. Il ministro Mastella ha disposto l’indagine che è già in corso, ma dalla prima ricostruzione dei fatti sembra già chiaro che la verità è ancora più triste: il vero responsabile è l’indifferenza, la noncuranza, il cinismo collettivo. Insomma, a monte e a valle di questa brutta storia c’è quella «banalità del male» che Hannah Arendt ci ha insegnato a riconoscere all’opera soprattutto nei meccanismi burocratici.
A Napoli, oggi, appare del tutto normale che due piccoli possano essere messi in galera. La cosa in un’aula di tribunale, dove si giudica il bene e il male, non fa scandalo. Non solo. L’avvocato che difende la donna ha raccontato che i due bambini «vivono in cella con la mamma da otto mesi». I piccoli hanno avuto il tempo per abituarsi a vedere il mondo da dietro le sbarre. È anche probabile, a questo punto, che i figlioletti di Slavica siano stati condotti dal carcere alla gabbia del tribunale con il furgone blindato e, prima dell’ingresso in aula, abbiano sostato nelle celle di sicurezza con le altre detenute. Tutto questo lo accerterà l’indagine. Ma che ci sia un’indagine in corso per verificare se due bambini di 10 mesi e 2 anni siano stati considerati e trattati come due detenuti non appare come una storia scritta da Kafka?
Chi ha scattato la foto con il telefonino ha voluto testimoniare lo scandalo: i bambini in galera. Chi ha scattato la foto ha saputo giudicare ciò che è bene e ciò che è male. Ha avvertito che c’era qualcosa che non andava per il verso giusto. In un’aula di giustizia, invece, chi ha permesso l’ingresso dei bambini nella gabbia ha considerato il fatto del tutto normale. È proprio questa anormale normalità a mostrarci come nasce il «male banale»: dalla perdita della capacità di giudizio. Non si è più abituati a distinguere ciò che è bene e ciò che è male, tutto appare indistinto, normale, abitudinario e persino un fatto straordinario, ossia l’innocenza di due bambini chiusa in un luogo di dolore e pena, è visto come una prassi ordinaria.
Quella foto è la testimonianza oculare che la giustizia è ingiusta. A questo punto che cosa deve accertare l’indagine disposta dal ministro Mastella? Chi ha dato l’ordine di ingabbiare i bambini? Chi ha eseguito l’ordine si è reso conto dell’errore? Lo ha fatto rilevare? Tutte domande che ci dicono che a Napoli il male è banale, che Napoli non è la città dei bambini.
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