Napolitano: "L'Italia ce la farà, serve sacrificio"

Appello del Capo dello Stato al Paese e alle forze politiche: "È necessario non lasciarci dividere e
paralizzare da contrasti ideologici". E sul futuro: "Bisogna avere la fiducia per affrontare i sacrifici"

Roma - Giorgio Napolitano si augura che "non sia troppo lontano il momento in cui per parlare con l’Europa il presidente degli Stati Uniti potrà chiamare un singolo numero di telefono e trovare all’altro capo chi sappia e possa rispondergli rappresentando e impegnando l’Unione Europea nel suo insieme". All’incontro promosso a Villa Madama dall’Aspen Institute Italia il presidente della Repubblica lo ha detto ha parlato ad Henry Kissinger del futuro dell'europa e degli Stati Uniti riaffermando l’importanza del rapporto transatlantico. Un futuro che passa anche attraverso l'Italia: "Il nostro Paese ce la farà, ma servono sacrifici".

Il "risorgimento" italiano "L’Italia ce la farà a condizione che abbia la fiducia per affrontare i sacrifici necessari a costruire il futuro", ha detto Giorgio Napolitano ricordando che l'’Italia "è il paese che è sempre tornata anche dopo i disastri". Il discorso si è allargato subito all’Europa e al contributo che da sola e insieme agli Stati Uniti può dare per affrontare le grandi sfide mondiali. Le sfide che vengono dalla crescita, soprattutto in Asia di nuove potenze, ha detto Napolitano, vede l’affermarsi di Stati nazione, forme statuali che in Europa da ormai 50 anni coesistono con forme nuove, quelle dell’integrazione sovranazionale, dell’unione di stati e popoli nel concetto di sovranità condivisa. Kissinger ha detto che le potenze emergenti dell’Asia rappresentano forse la più grande sfida di fronte all’alleanza transatlantica. Questioni quali l’energia, il petrolio, devono spingerci alla visione dei costruttori del legame tra le due sponde dell’Atlantico, "a guardare ai valori che ci hanno reso grandi per porci il problema di una comunità più vasta in cui risolvere i nuovi grandi problemi".

L'appello alla politica L’eccessiva partigianeria e i contrasti ideologici rischiano di bloccare il paese e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lancia un forte appello affinchè l’Italia "si liberi dalla hyper-partisanship". Il capo dello Stato parla al convegno dell’Aspen dedicato ai rapporti transatlantici e invita il paese a liberarsi dai muro contro muro ideologici, dalla "hyper-partisanship, una sorta di camicia di forza, per poi procedere avanti". "E' necessario - conclude il presidente della Repubblica - non lasciarci dividere e paralizzare da contrasti ideologici".

L'asse con gli stati Uniti L’Unione europea, a fianco degli Stati Uniti, deve fare la propria parte per garantire la sicurezza mondiale e questo significa impegnarsi anche in una presenza militare nelle aree di crisi. Rivolgendosi direttamente a Henry Kissinger, nel corso di una tavola rotonda del convegno, Napolitano ha riconosciuto che "è vero, la nostra è ancora un’Europa in transizione e ciò crea difficoltà sul terreno di un impegno comune tra l’Ue e gli Stati Uniti d’America per la sicurezza mondiale". Ma questo non significa che l’Unione europea debba far finta di niente. "Ma non regge - aggiunge Napolitano - la polemica distinzione tra Marte e Venere. Si è manifestata in Europa in misura crescente la consapevolezza dell’impossibilità di fare esclusivo affidamento sulla forza degli Stati Uniti per fronteggiare sfide molteplici e crisi acute, la consapevolezza cioè di non poterci sottrarre alle nostre responsabilità in senso globale". L’Italia e l’Europa sono consapevoli della necessità di un loro impegno concreto per la sicurezza mondiale e questo viene dimostrato nei fatti, sottolinea Napolitano, dalla "forte e costruttiva presenza europea e segnatamente italiana in missioni multilaterali di stabilizzazione di numerose aree, a noi vicine e lontane, in cui sono insorti conflitti e permangono pericolose tensioni". "Una presenza anche militare con uno spiegamento di uomini e mezzi mai raggiunto dopo la Seconda Guerra mondiale - ha continuato Napolitano -. L’Europa nel suo insieme ha riconosciuto e riconosce di dovere rafforzare la sua capability militare anche per rendere credibile una sua identità di sicurezza e di difesa e una sua politica comune in questo campo". Per tutte queste ragioni "nonostante le difficoltà finanziarie e di altra natura che a ciò fanno ostacolo, soprattutto in alcuni dei nostri Paesi - ha concluso il capo dello Stato - dobbiamo riuscirvi pur nel calcolo realistico dei limiti entro cui può concepirsi un apprezzabile impegno militare europeo nel panorama mondiale".