La Nasa manda su Marte la sonda che cerca il ghiaccio

Missione complicatissima a 274 milioni di km di distanza dalla Terra per Phoenix alla ricerca delle forme precedenti del ghiaccio, cioé se sia mai stato liquido. Dovrà decelerare da 19mila chilometri orari a zero in soli sette minuti

Washington - Un nuovo capitolo dell’esplorazione di Marte si apre domenica, quando una piccola sonda scenderà sul circolo polare artico del pianeta per scoprire se il ghiaccio sotto la superficie abbia mai avuto una composizione chimica tale da sostenere la vita. Lo hanno detto oggi i capi della missione. La Nasa ha approvato la missione, ribattezzata Phoenix, dopo che la navicella Odyssey orbitante attorno a Marte ha scoperto il ghiaccio nei due poli nel 2002.

La missione Cinque sonde sono atterrate vicino alle zone equatoriali di Marte, tra cui la Spirit e la Opportunity dotate di ruote, e hanno scoperto tracce dell’esistenza passata di acqua in superficie. L’Odyssey non ha trovato segni di ghiaccio in profondità nel terreno equatoriale di Marte. "Stiamo andando a nord", ha detto Peter Smith, il geologo planetario dell’università dell’Arizona a Tucson, che guida il team scientifico di Phoenix. Sulla Terra le regioni artiche portano con sé la storia dei cambiamenti climatici del pianeta, che sono contenuti nei diversi strati di ghiaccio. "E’ lì che la storia della vita viene preservata nella sua forma più pura - molecole organiche, microbi e via di seguito", ha detto Smith. "Vedremo se questo è vero anche su Marte".

Ricerca Phoenix non cercherà direttamente forme di vita, ma sarà in grado di determinare se il ghiaccio marziano sia mai stato liquido, perché in quella forma può costituire un ingrediente essenziale per lo sviluppo della vita. L’agenzia spaziale Usa dovrà superare un grosso ostacolo prima che la nuova fase di studi marziani prenda il via. Phoenix deve atterrare rallentando da una velocità di 19mila chilometri orari a zero in sette minuti. "Sarà una frazione di tempo mozzafiato per noi", ha detto Fuk Li, il responsabile del programma di esplorazione su Marte al Jet Propulsion Laboratory a Pasadena, che ha la supervisione di Phoenix. A 274 milioni di chilometri di distanza, i controllori di volo potranno soltanto vedere e aspettare per sapere che fine avrà fatto Phoenix. I segnali radio da Marte che viaggiano alla velocità della luce impiegano 15 minuti a raggiungere la Terra, pertanto nel tempo che i controllori di volo avranno verificato l’inizio della discesa, la sonda dovrebbe già essere atterrata. Infine, Phoenix dovrà spiegare i suoi pannelli solari per iniziare a ricaricarsi. Se non ci riuscisse, le sue batterie si esaurirebbero in 31 ore. "Tutti questi eventi dovranno avvenire esattamente come previsto", ha detto il project manager, Barry Glodstein. "La squadra è comunque fiduciosa di avere fatto tutto quello che c’era da fare".