National Geographic, presto due negozi a Roma e Milano

La più grande organizzazione non profit del mondo inaugura una catena globale di «store» con i punti di vendita di Londra e Singapore. Poi seguiranno New York, Berlino e Istanbul e, entro dodici mesi, le due città del nostro Paese

Canali televisivi, riviste, libri, merchandising e ora anche due grandi negozi, a Londra e Singapore. National Geographic, la più grande organizzazione non profit al mondo riconosciuta per la sua eccellenza nel campo della ricerca e della divulgazione della geografia, aggiunge alla sua già lunga schiera di strumenti di informazione e sensibilizzazione l'apertura dei primi store targati «Ng». Inaugurati a cavallo fra la fine del 2008 e l'inizio del 2009 e in concomitanza con la celebrazione dei 120 anni dell'organizzazione, sono il preludio a un network mondiale di negozi che comprenderà anche i punti vendita di New York, Istanbul e Berlino. Al pubblico italiano, naturalmente interesserà sapere che a nei prossimi dodici mesi due «store» della National Geographic apriranno i battenti in due città del nostro Paese, Roma e Milano. I negozi sono stati progettati per creare un ambiente dedicato a stimolare, educare e ispirare i visitatori all'esperienza National Geographic e al suo tema fondamentale: «to inspire people to care about the planet», ovvero stimolare la gente a occuparsi del pianeta. I proventi realizzati attraverso gli store andranno a finanziare i programmi e i progetti di ricerca, conservazione ed educazione geografica ed ambientale di National Geographic in tutto il mondo. Sul fronte degli strumenti di divulgazione tradizionali, invece, si segnala il servizio pubblicato sull'ultimo numero della rivista del National Geographic (sia nella versione italiana sia in quella internazionale) e dedicato a un'interessante scoperta: la formula utilizzata per conservare il corpo della piccola Rosalia Lombardo, la mummia più famosa fra quelle custodite nelle catacombe dei Cappuccini a Palermo. Il mistero dell'imbalsamazione quasi miracolosa della bambina, che risale al 1920, è stato svelato grazie al giovane antropologo siciliano Dario Piombino Mascali dell'Istituto per le Mummie e l'Iceman dell'Eurac di Bolzano, che ha ricostruito la genealogia dell'imbalsamatore, ha incontrato i suoi eredi e ha avuto accesso ai suoi appunti. «Si tratta di una miscela di formalina, glicerina, sali di zinco, alcool e acido salicilico - spiega Piombino-Mascali - a cui si poteva aggiungere un trattamento del volto con paraffina disciolta in etere, per mantenere al volto un aspetto vivo e rotondeggiante». Come sottolinea il National Geographic nel suo reportage, la scoperta ha un importante valore storico-medico, perché la soluzione messa a punto dall'imbalsamatore siciliano è uno dei primi esempi di uso della formaldeide per l'imbalsamazione umana.