Natura e arte arredano la casa di Tim Kaeding

«Mi piace un’abitazione dove il comfort non sia rappresentato solo dagli oggetti ma anche dalla vista sul paesaggio»

Antonello Mosca

«7 for all Mankind» è il marchio leader nel denim di lusso in tutto il mondo. Da Vernon, in California, i jeans sexy e chic che portano questa firma si sono diffusi ovunque, incontrando un successo davvero travolgente. Il pianeta della mondialità e delle celebrità, come Sharon Stone, Brad Pitt, Cameron Diaz, Drew Barrymore, è stato conquistato dalla straordinaria vestibilità, dall'uso di tessuti pregiati, dalle finiture e dall'attenzione per i dettagli. Direttore creativo dell'azienda è Tim Kaeding, nato a Chicago, che trascorre il suo tempo tra Los Angeles e New York, ma presente a Milano per le recenti sfilate. Un occasione per ascoltare una voce diversa da chi si interessa al tema della casa.
«Le premetto - confida Keading - che l'ambiente della casa mi piace fino ad essere una vera e propria ossessione. Sarà che ho un lavoro talmente frenetico che ritrovare un luogo dove rilassarmi e sentirmi tranquillo è un traguardo inestimabile». Il suo conoscere mezzo mondo le ha fatto da guida al suo arredamento?
«Assolutamente no, perché ho visto e amato di tutto, dagli oggetti trovati nei 'mercatini delle pulci' a quelli postmoderni, rifiutando ogni senso del coordinato ma cercando invece per la mia casa un senso di coerenza generale, la sensazione della comodità unita a quella del benessere. Direi anzi che soprattutto il comfort deve regnare in un appartamento, in tutte le sue espressioni, e quando questo ha il sopravvento su tutto ci accorgiamo di vivere davvero bene, sereni, circondati da calore e intimità e in una maniera estremamente personale».
Ma c'è uno stile che lei preferisce su ogni altro?
«Certamente l'arredamento moderno è quello che mi attira maggiormente, ma preso così in toto lo considero troppo freddo, omologato, visto e rivisto in ogni pubblicazione, riprodotto in alberghi, ristoranti ed oggi anche nelle SPA. Credo che il design, il minimalismo, le linee rigorose vadano in qualche modo mitigate, rese più piacevoli e cordiali attraverso l'inserimento di qualcosa effettivamente diverso, e questo “diverso” io l'ho trovato in sfarzosi pezzi vintage».
Creativo e amante del bello ha certamente l'arte nella sua casa.
«Colleziono parecchi artisti emergenti della west coast americana, ma amo le pitture ad olio e sono un ammiratore dei vecchi poster vintage di inizio Novecento; e poi sono sicuro che una casa non è veramente casa se i muri non sono tappezzati di opere d'arte».
Lei accennava al suo studio.
«Sì, lo reputo un locale importante, non tanto per portarvi del lavoro dall'ufficio, quanto perché è l'ambiente ideale per sviluppare idee, leggere, ascoltare musica, riuscire a concentrarsi con un'alternanza di pause».
E il suo soggiorno?
«Molto grande, con il pregio tutto particolare di avere otto portefinestre che si aprono su un patio. Questo confina con il giardino e l'effetto generale è straordinario».
E la camera da letto?
«Tutta giocata sui toni del marrone scuro, piccola, ma estremamente intima e confortevole».
La cucina?
«Splendida, attrezzatissima, tutta realizzata in acciaio lucido. Confesso che mi piace molto guardarla e che ho usato il forno una sola volta».
I pezzi che ama di più del suo arredo?
«Un tavolo Naguchi e una grande sedia in pelle stile bistrot francese dalle linee incredibilmente armoniose».
I negozi d'arredo le interessano?
«Hanno più o meno tutti le stesso cose: molto moderno o shabby chic. Mi piacerebbe disegnare qualche mobile, soprattutto una sedia, che i miei amici architetti dicono sia la cosa più difficile del mondo».
Los Angeles, New York, dove le piacerebbe vivere davvero?
«In Italia o in Francia, in un grande casale di campagna fatto di pietre e di legno, circondato da un terreno tutto coltivato a vigneto. Si meraviglia?».