Ne uccide più la gola che la lettura

Si comincia con la Lussuria, e non poteva essere altrimenti, perché dei sette peccati capitali è quello che, da Dante in poi, è il più nobile oltre che il più piacevole. «Qualcuno può ritenere che non ci resti molto da fare. Diamine, siamo emancipati. Per quanto sessualizzata, la cultura in cui viviamo è sana. Inneggiamo alla vita e a tutti i suoi processi. Ci siamo già scrollati di dosso moralismo e imbarazzo. Il sesso non è più vergognoso. Allora perché preoccuparsi, perché continuare a considerarla un peccato, e per di più capitale?».
Si continua con la Gola, e qui già si storce un po’ il naso, anche se poi in realtà da Petronio a Rabelais fino a Kafka quello del cibo è un peccato che si fa fatica a disprezzare: «Di tutti i sette vizi capitali il peccato di gola è forse quello con la storia più avvincente e paradossale, e il modo in cui è stato inteso è cambiato di pari passo con le mutevoli ossessioni sociali e culturali», dalla fame dell'antichità al consumismo post moderno. Più facile farlo con l’Invidia, di cui di solito si accusano gli altri e si schermisce se stessi, però «probabilmente ci sono state delle persone - santi, grandi atleti, donne dalla bellezza abbagliante, rampolli di miliardari - che non hanno mai conosciuto l’invidia, ma permettetemi di dubitarne. Errare è umano e invidiare, incontestabilmente, anche».
Con la Lussuria, la Gola e l’Invidia inizia il viaggio all’inferno che Raffaello Cortina editore propone con tanto di virgiliesche guide, in una deliziosa collana dall’inequivocabile titolo «I sette vizi capitali». Altrettanti volumetti (14 euro l’uno), ognuno affidato a uno di quegli scrittori americani, a metà tra il professore erudito e il produttore di best seller, che solo a New York e dintorni sanno scovare: a Simon Blackburn è toccata l’avventura nei piaceri e nei vizi della carne, a Francine Prose calarsi tra le pulsioni dello stomaco, a Joseph Epstein smascherare l’istinto dell’invidia. L’Ira e l’Accidia, l’Avarizia e la Superbia completeranno il catalogo delle perversioni senza le quali, però, sarebbe impossibile indagare gli abissi della natura umana. E con le quali la nostra povera, miserabile vita riesce a essere meno grigia e più eccitante. Sempre pronti, un minuto prima della fine, a pentircene.