Neanche l’eros sfugge a Castro e alla dittatura

Carlos Alberto Montaner, il giornalista e scrittore cubano in esilio nato nel 1943 e oggi residente a Madrid, non è un personaggio facile da definire. Basta verificare le voci dedicate a lui su Wikipedia: quella in italiano tende a gettare ombre sulla sua figura e a presentarlo come legato alla CIA, quella in inglese ne mostra l’importante militanza liberale. Così, per conoscere davvero Carlos Alberto Montaner, è meglio affrontare il suo romanzo che oggi un piccolo editore manda in libreria (La moglie del colonnello, edizioni Anordest, pagg.215, euro 15). Anche questo libro presenta due facce. Da un lato, potrebbe essere letto come un pamphlet anticastrista, tutto teso a mostrare gli errori e gli orrori del comunismo caraibico. Dall’altro, come un romanzo erotico, che inscena i meccanismi anche parossistici del desiderio. Ma forse La moglie del colonnello raggiunge i suoi effetti migliori quando fonde questi due aspetti in una forma carica di tensione drammatica.
Un militare cubano viene incaricato di raggiungere il suo amico colonnello Gomez, che è in missione in Angola, e consegnargli «la busta gialla». Questa, nel gergo del Controspionaggio cubano, è la documentazione che viene portata a un marito, militare o funzionario comunista, circa il tradimento della moglie. Una busta del disonore, che obbliga il tradito ad abbandonare la propria compagna, pena la perdita del grado e la fine della carriera. Il Partito vuole entrare non soltanto nel cuore dei suoi iscritti, ma anche tra le loro lenzuola.
La donna al centro del romanzo è Nuria, la moglie del colonnello Gomez, una bella psicologa che, pure restando comunista, è critica verso un paese che trasforma «la povertà in una virtù e la pessima qualità della vita in una dote morale», e che costringe tanti suoi abitanti a esiliarsi. Arrivata a Roma per un convegno, incontra un maturo professore di neurobiologia italiano, Valerio Martinelli, che è uno strepitoso erotomane, capace di irretirla con una progressione insinuante di proposte e di provocazioni. Il professore conquista Nuria attraverso una serie di lettere a Sherazade firmate «il Sultano», che sono un sommario di teorie sull’erotismo non senza riferimenti a Georges e Sylvia Bataille, a Lacan, a Reich, a Freud.
L’eros qui appare come emblema di una libertà negata, e Nuria, personaggio affascinante, cerca nell’eros soprattutto una via di fuga da una concezione cupa e totalitaria della vita.