NEFER Le donne d’Egitto dee, sacerdotesse e madri

A Palazzo Reale oltre duecento reperti su una delle civiltà più affascinanti dal punto di vista femminile

\ In primo piano non solo nella vita privata ma anche in quella pubblica. Eterna seduttrice e secondo i canoni della bellezza di quel grande regno persino precorritrice dei tempi moderni, perché snella, con le membra minute ma i fianchi ben formati, i seni rotondi e piccoli. Palazzo Reale ospita, da oggi, dopo dieci anni una grande rassegna dedicata all’Egitto e in particolare alla donna di questa antica civiltà. Presentata dagli assessori alla Cultura Vittorio Sgarbi e Massimo Zanello e dal presidente della Fondazione DNart Riccardo Bartolini, curata da Elvira D’Amicone ed Elena Fontanella, «Nefer. La donna nell’Antico Egitto». In mostra oltre 200 reperti provenienti per la maggior parte dal Museo Archeologico di Torino che ha fornito con la supervisione della Sovrintendenza del Piemonte una cinquantina di pezzi inediti provenienti da depositi vastissimi e sconosciuti al grande pubblico tra i quali una ventina di sarcofagi di grande valore artistico, quindici dei quali per la prima volta esposti al pubblico. Gli altri reperti sono pervenuti dai Musei Egizi di Vienna, Monaco, Berlino, Firenze, Bologna e Roma.
Dai mille risvolti sociali, storici e politici, il tema della donna egizia e della sua vita quotidiana è poco conosciuto anche se è un argomento affascinante dai mille risvolti sociali e storici. Anche in tema legislativo se solo andiamo a vedere il «diritto», la «personalità giuridica», l’«economia», la donna dell’Antico Egitto godeva di una sua autonomia in campo finanziario, naturalmente in base al suo ceto; tutte conquiste sociali al femminile. Il percorso espositivo di oltre mille metri quadrati, allestito al piano nobile di Palazzo Reale è articolato in dieci sezioni che partendo dal femminile nel divino, passa all’ordine cosmico, qui una dea impersona gli ideali di armonia ed equilibrio. Da Palazzo Te di Mantova è arrivata la preziosa Testa femminile di Arsinoe in bronzo di provenienza da Alessandria d’Egitto, mentre la bella Statua di concubina del defunto proviene dal Civico Museo Archeologico di Milano e i Musei Civici del Castello Visconteo di Pavia hanno fornito la Statua di Iside dell’Epoca Tolemaica.
Iside è la figura che meglio rappresenta tutte le sfaccettature che caratterizzano l’idea del femminile per la sua polivalenza simbolica: madre di Horo, madre del faraone e madre universale da cui dipende la vita, è un mito sia attraverso gli occhi del dio Ra (lo ospita nel suo grembo) sia perché la dea esprime la doppia natura delle funzioni della figura divina, creatrice e distruttrice. Anche le balie reali erano membri di famiglia di classe elevata. L’unica divinità raffigurata incinta è Tauret protettrice delle donne gravide. Le divinità primordiali femminili di questo mondo sono anche Naith, Hathor e Nut considerate alla pari degli dei demiurgici maschili Atum e Ptah. Nei documenti che accompagnano la mostra interessanti testi dei sarcofagi come «L’abbraccio di Nut» che parla del cielo e della terra quando ancora non esisteva la morte.
Un altro capitolo è dedicato alle Sacerdotesse, le Divine Adoratrici erano le spose del Dio di Tebe Amon. Disponevano di beni, terre e avevano un notevole potere temporale esercitando anche funzioni di controllo politico su Tebe. Ma il legame diretto tra divino e umano è rappresentato anche dalle regine, soprattutto nel Nuovo Regno perché ebbero un ruolo primario da sole o a fianco del marito. Tra gli esempi la regina Hatshepsut che governò da sola per diciassette anni, Teie, Nefertiti regina della riforma monoteistica a fianco di Akenathon, Nefertari, grande sposa regale di Ramesse II, Tausert che regnò anch’essa da sola al termine della XIX dinastia e la famosissima Cleopatra. Lozioni, tinture, parrucche, abiti drappeggiati e gioielli ne fanno delle vere e proprie modelle degne di passerella come sembra dimostrare l’acconciatura della bionda regina Hetepheres II della IV dinastia.
Nefer. La donna nell’antico Egitto
a Palazzo Reale fino al 9 aprile