Nei caldi colori del gelido Nord

Ad Aosta una grande rassegna di paesaggisti olandesi e fiamminghi del ’500 e ’600. Fra contemplazione della natura e indagine psicologica sui personaggi

Verrebbe voglia di esserci, in quegli inverni nordici, dove un bianco e soffice candore ricopriva le piccole case colorate dai tetti appuntiti, si adagiava su laghi gelati e appesantiva i grandi rami nodosi degli alberi. Qualcuno pattinava ingonnellato e incappellato, altri camminavano lungo il sentiero, altri ancora portavano ceste e corbelli sulla testa facendo attenzione a non scivolare. Dappertutto gente affaccendata.
Un salto a ritroso nel ’600 olandese e fiammingo ed eccoci dentro quei paesaggi fiabeschi, dipinti dal vero da grandi artisti. Joost de Momper, Jan Bruegel dei Velluti, Jan Wildens, Jan Steen sono solo alcuni delle decine di autori che la splendida mostra di Aosta «Cielo, terra, acqua» raccoglie nel Museo archeologico regionale. Curata da Gianni Carlo Sciolla, con un corposo catalogo (Elede), la rassegna presenta 90 dipinti tra ’500 e ’600 sul tema del paesaggio. Un soggetto in voga nelle Fiandre, dove si era precocemente diffuso come genere autonomo. Il letterato Domenico Lampsonius, nei suoi Ritratti di pittori celebri fiamminghi, pubblicati ad Anversa nel 1572, sosteneva infatti che era «vanto dei fiamminghi dipingere bene i paesaggi», mentre gli italiani eccellevano nel «raffigurare bene uomini e dei».
I pittori fiamminghi, abilissimi nel realizzare opere minute e dettagliate, si ispiravano alla realtà, che poi rielaboravano con fantasia. Muniti di fogli, penne e matite percorrevano boschi e foreste, laghi, fiumi, paesi e città. E non solo delle loro Fiandre, ma anche di altre terre europee, dall’Austria alla Germania, dalla Scandinavia all’Italia, spinti dai conflitti politico-religiosi che per molto tempo resero difficile la vita in patria.
Infatti la pittura di paesaggio fiamminga e olandese non solo è straordinariamente bella, ma anche molto varia. Tanto da riflettere un’intera società con i suoi usi e costumi, e permettere di suddividere la mostra addirittura in quindici sezioni (forse troppe) che spaziano dalle foreste e cascate delle vallate alpine alle città e villaggi, dai paesaggi con scene religiose ai porti e mercati, dai canali e dune ai boschi e pianure, dai panorami ai paesaggi invernali, dalle scene pastorali a quelle con soggetti amorosi... In tanta ricchezza di aspetti non resta che scegliere i più affascinanti. Quali? Certamente gli invernali. Canali e corsi d’acqua gelati tra brine e nebbie e l’umanità al lavoro, secondo antiche tradizioni di vita. Il fascino sta in quel sapore medievale che il Cinquecento nordico si porta dietro: la celebrazione dei mesi con tutte le implicazioni moralistiche e religiose. Come rappresentare meglio gennaio che con i Pattinatori sul ghiaccio di Jan Wildens, che descrive la vita gioiosa di un fiume gelato verde bottiglia? Scene gustose, quel papà, ad esempio che, pattini ai piedi, naviga sul ghiaccio con una specie di passeggino con dentro figlia e borsa della spesa.
Attraenti sono anche le città e i villaggi del Nord. Inseriti in una natura selvaggia e tempestosa, ricca di acqua e vegetazione, i cieli nuvolosi, sono fatti di rustiche case, ruderi, castelli, mulini, solide e alte cattedrali, descritti in ogni particolare da pittori come Jan van Goyen o Paul Brill. Colpisce la vivacità della vita quotidiana di barcaioli, massaie, lavandaie, che col loro lavoro arricchivano terre e città. Amsterdam, nel Seicento, era una città all’avanguardia con botteghe di ogni tipo. E Delft linda e nitida, con case allineate, canali percorsi da oche e barche, come la rappresenta Pieter Jansz Van Asch, precorrendo Vermeer.
I mercati? Divertenti. Con quelle radici, quei tuberi, cavoli enormi, intorno a cui si affastella un’umanità allegra e ciarliera, in una cordiale promiscuità con cani e galline. Povera gente? Forse, ma vitale, in un paese - la Repubblica delle Province Unite - che comunque a metà Seicento vedeva raddoppiata la popolazione e accresciute le risorse sino a diventare prima potenza economica e marittima d’Europa, con notevole libertà di commercio interno ed estero. Scriveva a proposito il grande storico olandese Johan Huizinga: «Il più misero contadino e pescatore poteva viaggiare qui come un gran signore, con una barchetta sua, e sempre trovava una via per aggirare ed evitare un posto di dogana o uno sbarramento». Beato lui.
mtazartes@tele2.it
LA MOSTRA
«Cielo terra e acque.

Il paesaggio nella pittura

fiamminga e olandese

tra Cinquecento e Seicento»
Aosta, Museo archeologico regionale, piazza Roncas 12 (sino al 9 aprile, tutti i giorni dalle 9 alle 19).