Nei geni le pagine della nostra vita

Quali sono i fattori che maggiormente incidono nel processo di invecchiamento? Per dare una risposta a questa domanda si sono moltiplicate nel mondo le ricerche a partire dagli anni Ottanta. L'Italia è all'avanguardia in queste indagini. Tra i Centri di eccellenza apprezzati anche all'estero vi è l'università di Bologna, dove Claudio Franceschi, professore del dipartimento di patologia sperimentale coordina da venti anni alcuni degli studi più innovativi, come quelli effettuati su un gruppo di persone con più di cento anni che hanno suscitato grande interesse. Le più qualificate riviste scientifiche internazionali da anni seguono i risultati di queste ricerche. Lo stesso quotidiano Le Monde e il New York Times hanno più volte parlato di questi studi che abbattono antichi pregiudizi. Nel processo di invecchiamento influisce l'ambiente, ma ancor più i geni che condizionano la nostra vita in modo determinante. Uno dei contributi più importanti dato dal gruppo del professor Franceschi è l’aver individuato i fattori di invecchiamento del sistema immunitario (immunosenescenza) e di aver dimostrato che esso condiziona la predisposizione alle maggiori patologie dell'anziano. E' stato inoltre dimostrato che gli eventi legati alla vita intrauterina ed al primo anno di età influenzano la durata della vita. Ma perché pur vivendo nello stesso ambiente, alcune persone diventano centenarie, altre no? Franceschi, con i suoi ricercatori, ha dimostrato che i centenari hanno un sistema immunitario preservato: la mancanza di autoanticorpi organo-specifici, l'attività delle cellule Natural Killer, la capacità proliferativa dei linfociti e quella di controbilanciare le risposte infiammatorie con efficaci risposte anti-infiammatorie. L’azione di questi fattori ha rivoluzionato molti studi di gerontologia. Franceschi, autore di oltre 500 pubblicazioni, è tra i ricercatori europei più citati nell'area Pathology tra il 2000-2006 per le sue ricerche sulle basi molecolari e cellulari dell'invecchiamento e delle maggiori malattie età-associate. È coordinatore del progetto integrato europeo GEHA (GEnetics of Healthy Aging), che si propone di identificare i geni di longevità attraverso la scansione dell'intero genoma, di 2650 coppie di fratelli e sorelle, entrambi di età superiore ai 90 anni. I primi risultati sono attesi entro la fine dell'anno, si aspetta una conferma e l’estensione dei risultati già ottenuti in questi ultimi anni che dimostrano il ruolo dei geni nel raggiungere età avanzate in buona salute. Da anni i ricercatori del team di Franceschi studiano il mitocondrio (la centrale energetica della cellula) e l'immunoproteasoma, un organello cellulare (ne esistono 800mila per cellula) che evita l’accumulo delle proteine ossidate e il formarsi dell’aterosclerosi, delle placche nelle arterie o nel cervello (neurodegenerazione). L'immunoproteasoma potrebbe costituire un bersaglio farmacologico per nuove terapie delle malattie neurodegenerative. Lo stress ossidativo, l'apoptosi (morte cellulare), e trattamenti mirati capaci di intervenire in tappe biochimiche e metaboliche cruciali quali la carnitina (sta per conoscere una seconda giovinezza) sono studiate da anni dagli immunologi bolognesi che stanno ora sviluppando nuove indagini con i ricercatori della clinica neurologica, fondamentali per la messa a punto di nuove strategie terapeutiche (Narcolessia) ma anche utili per meglio curare diabete e patologie cardiovascolari.
Esiste una complessa familiarità della longevià, i genitori dei centenari sono vissuti almeno 5 o 6 anni più della media, mentre i figli dei centenari sono in forma fisica e mentale migliore delle persone loro coetanee. L'azione dei geni si manifesta con l'attivazione ottimale di alcune vie metaboliche fondamentali per la vita di un organismo, come quella della utilizzazione del glucosio. Negli anziani centenari funziona questo processo meglio di quanto non si veda in persone più giovani. Una via metabolica che influenza il processo di invecchiamento è quella dell'infiammazione, la risposta fisiologica dell'organismo a una serie di aggressioni alla sua integrità, dal semplice raffreddore ad una ferita, fino all'ischemia cardiaca. Questa risposta di difesa comporta la liberazione da parte dell'organismo di sostanze che si diffondono nel sangue: sono i mediatori dell’infiammazione (citochine), che inducono una serie di reazioni che tendono a proteggere l'organismo ed a riparare il danno. Tuttavia questa risposta benefica è con gli anni eccessiva e, paradossalmente, favorisce le patologie età-associate. Andando avanti con gli anni si presenta spesso il fenomeno dell'insulino-resistenza, con il metabolismo del glucosio alterato. Ebbene i ricercatori di Bologna, insieme al gruppo napoletano del professor Giuseppe Paolisso, si sono accorti che questo fenomeno non si verifica nei centenari, e che l'assenza di insulino-resistenza è una sorta di prerequisito per diventare longevi in buona salute.