Nei luoghi del mito, alla ricerca delle origini latine di Roma

Laura Gigliotti

Propone un tour alla ricerca delle origini latine di Roma, alla scoperta dei luoghi che dovrebbero costituire il Parco letterario Virgilio, l’Associazione Teatro5 Group di Pomezia (tel.06-91250731). Punto di partenza l’Ara Pacis, il monumento simbolo della latinità, quindi il mare e i Colli Albani, i luoghi descritti negli ultimi sei libri dell’Eneide. Verso Ficana, l’antica foce del Tevere, l’odierna Acilia, segue Lavinium, la città fondata da Enea, oggi Pratica di Mare, poi la capitale dei Rutuli e la patria del re Turno, Ardea, quindi Albunea con la grotta del Fauno e il crocevia delle fate, ovvero Santa Palomba per raggiungere l’area archeologica di Acqua-Acetosa Laurentina e infine Monte Cavo dove è il punto panoramico con la visione del Lazio virgiliano, «lo sguardo della dea». Un’alternativa a un turismo culturale fossilizzato sui soliti itinerari che propone sotto la luce del mito e dell’archeologia, luoghi come Pomezia e Ardea segnati da uno sviluppo caotico e contraddittorio.
E i motivi per un rilancio nel segno della cultura ci sono. Sono i luoghi del mito, là dove Enea, il progenitore dei romani, in fuga da Troia distrutta dalle fiamme, sarebbe sbarcato risalendo il Numico (l’attuale fosso di Pratica), portando con sé il figlio Ascanio e il padre Anchise con i Penati. Leggenda vuole che abbia fondato Lavinium, uno dei centri più importanti del Lazio antico, la città dei celebri santuari che diffonde la cultura e i culti provenienti dalla Grecia e dalla Magna Grecia e deve la sua fama all’aura religiosa e sacrale trasmessa dal fondatore.
Nell’81, in occasione del bimillenario virgiliano, la mostra «Enea nel Lazio. Archeologia e mito», presentava per la prima volta al mondo gli straordinari reperti rinvenuti nell’antica Lavinium. Una città con foro, mura, santuari, terme, necropoli, che rivelava aspetti ignorati del Lazio delle origini. Frutto del lavoro di ricerca e di scavo iniziato negli anni ’50 dall’Istituto di Topografia Antica della Sapienza (è del 57 l’individuazione del Santuario delle XIII Are, del ’78 il rinvenimento del deposito votivo), la mostra preludeva alla costituzione di un Museo.
A tanti anni da quella memorabile esposizione in Campidoglio, sebbene molti reperti siano ancora nei depositi dell’Istituto a Pratica di Mare (la grande statua di Minerva è in restauro), qualcosa si è mosso, anche se resta da migliorare l’accesso agli scavi. In una palazzina del ’900 del Comune di Pomezia, ex presidio sanitario per la lotta alla malaria e poi sede dei Regi Carabinieri, circa un anno fa ha aperto i battenti l’innovativo Museo Archeologico di Lavinium (tel.06-91984744, aperto da venerdì a domenica). L’esposizione tradizionale dei reperti statali (destinati ad aumentare, dice la direttrice Maria Luisa Bruto che è riuscita ad ottenere un vaso attico e una coppa laconica e spera di avere le porte dell’Heròon), convive con la realtà virtuale di Rambaldi, la storia con il mito. Tutto nasce dalla scoperta delle XIII Are e di una «favissa», un enorme deposito votivo ad est dell’antica città, accanto al tempio di Minerva, in un luogo dove si trovavano numerose fornaci, che ha restituito in pezzi cento statue e innumerevoli frammenti ed ex voto in terracotta. In quattro sale su due livelli, a partire dalla copia della statua di Minerva ritrovata accanto al museo, viene ricostruita l’atmosfera dell’antico santuario lavinate (le statue «parlanti»), fermandosi sui dettagli delle acconciature, dei gioielli, degli abiti del mondo femminile. Databili fra il V e il III sec. a.C. le statue esposte, in gran parte femminili, rappresentano uno dei più interessanti contesti votivi dell’antico Lazio. Una sala è dedicata ad Enea, ai viaggi per mare in epoca micenea, alla ricostruzione in scala delle imbarcazioni del tempo, alle rotte, un'altra alla Civitas Religiosa e alle sepolture di età protostorica, le più antiche.
Ma al di là del Museo, vicino alla laguna costiera di un tempo, zona di approdo per le navi, si mostrano in tutta la loro imponenza i resti del santuario federale delle «XIII Are»(XIV, con un’altra da poco ritrovata), allineate da Nord a Sud e rivolte ad oriente per 50 metri. Sono stati rinvenute anche fornaci e oggetti votivi insieme a una targhetta che documenta il culto dei Dioscuri. A poca distanza l’Heròon di Enea (un tumulo del VII sec.a.C. più volte rimaneggiato), la tomba commemorativa dell'eroe capostipite.