Nei parabordi da barca 180 chili di cocaina

Carico giunto dal Messico scoperto dalla Finanza: arrestati i due imprenditori destinatari della merce

Stefano Vladovich

Dal Messico un fiume di cocaina destinato all’Italia centrale. Un carico di droga in grado di soddisfare per settimane la richiesta di «polvere bianca»: 180 chili divisi in sei colli da trenta chili l’uno, a loro volta chiusi in 24 pani. Il mezzo utilizzato? Parabordi nautici, commissionati e acquistati da una ditta di Teramo che fornisce circoli velici e negozi specializzati sulla costa adriatica. L’operazione, tra le più importanti effettuate negli ultimi mesi all’aeroporto Leonardo da Vinci, scatta lunedì mattina quando alcuni funzionari del comparto doganale di Fiumicino sentono «odore di bruciato». Troppo pesanti quei paraurti usati di solito sotto il corrimano degli scafi di piccole imbarcazioni in fase d’attracco. I corrieri non sanno, d’altra parte, che proprio i parabordi sono materiali a rischio. Basta il controllo ai raggi X per capire cosa contengono. «Abbiamo esaminato l’intera spedizione - spiegano alla Guardia di Finanza del comando provinciale Roma - attraverso gli apparecchi radiogeni. Sui monitor si vedevano chiaramente delle macchie anomale, colori insoliti per quel tipo di materiale». Gli uomini delle Fiamme Gialle decidono di aprire i parabordi: un’operazione complicata dallo spessore della copertura in neoprene, concepita per ammortizzare un eventuale impatto fra barche. Il lavoro dura ore. Aperto l’involucro esterno, gli inquirenti mettono le mani su 24 panetti di coca purissima per un peso complessivo di 30 chili e un valore che supera i 400mila euro. Viene informata la magistratura: il pm Giuseppe Deodato, della Procura di Civitavecchia, decide di far «scortare» gli altri 5 parabordi a destinazione, in Abruzzo. Entrano in azione gli uomini migliori del nucleo operativo della Finanza. Finti corrieri recapitano il carico martedì pomeriggio (valore totale 2 milioni e 400mila euro). I due titolari della società di forniture nautiche non fanno in tempo a protestare per la mancata consegna del sesto pezzo che scattano le manette. Traffico internazionale di sostanze stupefacenti il reato. Un caso che conferma il ruolo di primo piano dello scalo romano nell’importazione in quantità industriali di droga. Mille i sistemi e gli espedienti utilizzati dai narcos: coca sciolta nei parabrezza, nascosta nei camion provenienti dalla Costa del Sol, nelle bottiglie di rum, persino all’interno di reattori. Come i 75 chili di cocaina trovati su un jet appena atterrato a Roma proveniente dal Venezuela, o i 5400 chili stivati sulla nave «Cartagena de Indias».