Come nel 1982: Italia-Camerun sospetti di biscotto

Lo 0-0 di ieri ha sollevato fischi e proteste: con il pareggio gli azzurri hanno la certezza del primo posto, gli africani conquistano i quarti. Dopo un rigore parato da Viviano, nel secondo tempo non si è più tirato in porta

Ieri le polemiche, sabato il Belgio nei quarti di finale, a mezzogiorno. Si giocherà allo stadio dei Lavoratori di Pechino, nel distretto di Chaoyang. Quarto impegnativo ma alla portata (ieri i giallorossi hanno superato la Nuova Zelanda solo per 1-0, Haroun), che dovrebbe permettere agli azzurri di qualificarsi per le semifinali. E poi la vincente fra Nigeria e Costa d’Avorio, molto meglio dell’Argentina fatale 4 anni fa in semifinale. Strada quasi spianata verso la finalissima. Casiraghi alla vigilia aveva ripetuto che l’Italia avrebbe giocato per vincere, anche se non serviva, giusto per non correre rischi. In realtà è andata al contrario, gli azzurrini si sono limitati a controllare il gioco, al Camerun andava bene il pareggio per eliminare la Corea del Sud, cui non è bastato battere l’Honduras, i nostri soprattutto nel finale hanno fatto melina. Quattro anni fa, all’Europeo di Portogallo, ci siamo lamentati a non finire del «biscotto» fra Svezia e Danimarca, che chiusero sul 2-2 eliminando l’Italia, uno 0-0 è diverso da quel tipo di pareggio, però i coreani sono autorizzati a gridare allo scandalo.

L’Italia ha pensato a spendere meno energie possibili, contro i Leoni d’Africa, che ora se la vedranno con il Brasile, 3-0 alla Cina (Diego e doppietta di Tiago Neves). All’Olympic Centre Stadium di Tianjin si fa vedere per primo Giovinco, sinistro dal limite bloccato dal portiere Tignyemb. Al 14’ il Camerun ha l’occasione per passare: un tiro in area di Bekamemga rimbalza sul braccio di Salvatore Bocchetti, rigore e ammonizione per il difensore del Genoa. Sul dischetto Chedjou, il portiere del Brescia Viviano si allunga a sinistra e neutralizza. Verso la mezz’ora Giovinco aggancia la palla al limite, cerca di superare il portiere Tignyemb, che lo atterra, rigore netto negato dall’arbitro Vazquez. Un attimo dopo il Camerun resta in dieci per l’espulsione di Mandjeck, bastava il giallo per l’entrata su Nocerino. In superiorità numerica per un’ora, l’Olimpica non vuole provare a vincere: Acquafresca calcia fuori, Cigarini troppo centrale. Tutto il resto è noia, come la canzone di Franco Califano. Ritmi troppo blandi, i fischi del pubblico inevitabili.
Il presidente della Fifa Sepp Blatter dalla tribuna autorità ha lasciato lo stadio con un no comment sibillino.
«Abbiamo giocato tre partite in nove giorni, un po’ di stanchezza è normale», si difende Casiraghi. «La partita è stata brutta, specie nel secondo tempo - confessa il presidente federale Giancarlo Abete -. Gli azzurri sono stati bravi a gestire l’incontro, in condizioni climatiche difficili e su un campo pessimo. La disapprovazione del pubblico ci sta».

Okay, il Camerun aveva paura di prendere gol e di essere eliminato, però forse non si è reso conto che, affrontando il Brasile, non ha più di un 5% di possibilità di arrivare in zona podio. Va beh, l’Italia ha fatto come mille volte nelle ultime giornate dei nostri campionati, da mezzo secolo in poi. Quando il pareggio basta, pareggio è. Però ricordiamoci anche della sportività dell’Olanda, all’Europeo, che ha surclassato la Romania quando poteva lasciarsi battere. La sportività e lo spirito olimpico meritavano altro impegno.