Nel bosco dell'armonia "crescono" orchestre e violini

Ci sono 60 milioni di alberi, per l'80% abeti. Qui si producono le tavole armoniche scelte dai più famosi musicisti del mondo

da Cavalese (Trento)

In ogni abete vivono cento violini, mille orchestre in uno spicchio di bosco. Qui nasce la musica. Da secoli, da quando Stradivari veniva a scegliere i tronchi e Vivaldi suonava per la prima volta le sue Stagioni con un violino di Cremona nato in questo luogo: dagli abeti rossi di risonanza, i più musicali, dalla vibrazione perfetta, unici al mondo. Nel bosco dei violini è raro che si infiltrino i raggi del sole. Occupa una porzione del grande bosco della Val di Fiemme, 29mila ettari ricoperti da 60 milioni di alberi, 3mila piante per residente, l'80% abeti. Gli abeti rossi di risonanza, dotati di un legno straordinariamente elastico, sono quelli che crescono tra i 1500 e i 1700 metri a Paneveggio, ai fianchi della strada che da Predazzo conduce a Passo Rolle. Nel silenzio della valle, esposti a nord, respirano ombra e crescono molto lentamente, da metà giugno a metà agosto. Ma è proprio la lentezza il segreto della loro musica: anelli stretti, ravvicinatissimi, fibra serrata.

È il regno incantato delle tavole armoniche più famose del mondo. Qui risiede la prima ditta italiana produttrice di tavole, la Ciresa di Tesero: 180mila realizzate in trent'anni, per pianoforti, violini, violoncelli, viole, contrabbassi, arpe, chitarre, vendute ai liutai dei cinque continenti e con apposto il marchio della Magnifica Comunità Montana, proprietaria del 40% dei boschi della valle. Nel mese di giugno si sono riuniti gli accordatori d'Europa per un grande evento di settore, Europiano.

Val di Fiemme o Valle dell'Armonia, e se ne capisce la ragione: qui tutto vive di musica. Ogni anno vengono ospitati i più grandi musicisti del pianeta, a cui viene fatto dono di un abete di risonanza. L'albero non verrà tagliato, ma rimarrà di loro proprietà per sempre. Il «bosco dei violini» è umido, le chiome chiudono la vista del cielo al di sopra di tronchi slanciati, di un bruno rossastro, ma chiarissimi all'interno. «Questi abeti sono tutti diversi, ma in natura la diversità diventa armonia, diventa ricchezza. Ognuno di loro può fare il solista, ma poi si mettono insieme e diventano un'orchestra. Si cercano con le radici, con le chiome. Ogni albero si veste di silenzio. Ecco, provate a chiudere gli occhi. Sentirete ancora meglio. La musica cresce dal silenzio». Marcello Mazzucchi, per anni direttore dell'ufficio forestale di Cavalese, si muove tra gli abeti come se procedesse tra culle di bambini addormentati. È l'uomo che accompagna sempre i musicisti tra questi alberi e attende con loro la scelta. Gli abeti vicini si plasmano l'uno sull'altro. «Guardate quelle chiome tutte intrecciate, come se fossero gli acini di un arancio. Dovessi tagliare il bosco, o li prendo tutti e undici o neanche uno».

Ci si addentra in una piccola depressione. Marcello batte il palmo della mano sul tronco. «Che timbro!». Batte di nuovo, chiama l'abete «lui». «Se lui è cresciuto così ed è un albero super, lo deve anche a quest'altro accanto che lo ha fatto crescere in perfetta tranquillità».

Le scelte degli abeti da parte dei musicisti sono momenti magici e Mazzucchi li ricorda come favole del bosco. Racconta del pianista e compositore Uri Caine che ha chiesto per sé un abete rivolto all'alba rivelando poi di non avere simpatia per i tramonti, del violinista Daniel Hope che ha indicato un abete più esile accanto a uno più robusto: «Mi ha raccontato poi che nel suo percorso di vita è stato importante il fratello maggiore, e anche grazie a lui ha potuto raggiungere nella vita tanti risultati».

Coincidenze, fiabe, risonanze: «Quando venne il violoncellista Mario Brunello, spiegai che aveva scelto un albero esuberante in giovinezza, come quei ragazzi che fanno ammattire i genitori e gli insegnanti. Un albero che poi si era acquietato, come quelle persone in cui la vivacità si evolve in creatività. Vicino c'era il padre che si è commosso: Questo è mio figlio, ha detto». Un musicista ha scelto un abete con un ramo pervicace e molto basso. Gli ho spiegato che sembrava come una persona che ha dentro una spina che non si dimentica, che ti segna per sempre. Mia sorella è morta piccola, mi ha rivelato».

La Val di Fiemme vive in simbiosi con i suoi alberi, da quando i tronchi venivano fatti scivolare lungo l'Adige per farli arrivare a Cremona, sede della più grande scuola liutaia del Settecento. Fin dai tempi antichi si tagliano ma si reimpiantano. La gestione del bosco prevede il taglio di 40.000 metri cubi l'anno, e di questi l'1% va alla musica, in particolare alla ditta Ciresa, fondata nel 1952 da Enrico Ciresa, per la produzione di tavole armoniche. Gli abeti di risonanza migliori sono quelli tagliati a novembre, con luna calante, un'età tra i 120 e 180 anni. Oltre alla fibra strettissima, pochi nodi o comunque distanti tra di loro. La stagionatura dura cinque anni, poi si procede alla lavorazione, alla pulitura, con l'eliminazione dei nodi: più assi per le tavole di pianoforte, mentre i tagli piccoli vanno ai violini. Capita che alcuni cunei conservino «i proiettili della Prima Guerra Mondiale», racconta Donata Ciresa, figlia del fondatore dell'azienda. Nel magazzino il legno lavorato è diviso per anni e qualità, insieme all'acero, importato dalla Bosnia, la seconda anima degli strumenti ad arco.

Questa ditta è anche sede di un'invenzione musicale unica al mondo. Partendo dal principio della messa in vibrazione della tavola armonica degli strumenti, Fabio Ognibeni, marito di Donata, ha brevettato un diffusore acustico di legno d'abete, chiamato Opere Sonore. L'allegro del Riposo di Vivaldi sembra suonato dal vivo da un'orchestra distribuita su tutti gli angoli della stanza. Un'Opera Sonora è stata acquistata da Andrea Bocelli, che ha lasciato un pensiero: «Non esiste sofisticazione elettronica che riesca a uguagliare la brillantezza e la ricchezza degli armonici naturali».

È Ognibeni a scegliere il legno da acquistare per le tavole armoniche. Alla musica si lasciano i primi otto metri circa di tronco, diviso in due cunei: «In pochi sguardi occorre capire se può essere un pezzo adatto a violino, violoncello o pianoforte: per un violoncello occorrono 60 centimetri di legno quasi senza difetti». Da otto metri di tronco di abete si possono ricavare tra 70 e 200 tavole armoniche da violino.

«In mezzo al bosco - ricorda Ognibeni - anche Uto Ughi si è emozionato. Pensavo che non stesse bene. Mi ha detto che stava pensando a una cosa: che lì intorno c'erano 10-12mila pezzi da violino. Ciò vuol dire che sono in mezzo a mille orchestre».