Nel Lazio 234 comuni sono a rischio frana

Lazio sesta regione in Italia per rischio idrogeologico. Calabria, Umbria, Val d’Aosta, Marche, Toscana in testa alla poco invidiabile classifica, ma appena sotto, staccata di una stretta incollatura, viene la nostra regione. Molto più fragile, ed è tutto dire, di Sicilia e Campania, le regioni colpite di recente da frane devastanti (Messina ed Ischia).
A presentare ieri il dossier Ecosistema Rischio 2009, sono stati il capo-dipartimento nazionale della protezione civile Guido Bertolaso e il presidente dell’associazione Vittorio Cogliati Dozza.
Il dossier si basa su dati della protezione civile aggiornati all’anno in corso. Nel Lazio ben 234 comuni sono a rischio frana, altri 127 a rischio sia di frana che di alluvione. La maglia nera del pericolo se la aggiudica Vejano (Vt). Agli ultimi posti della graduatoria nazionale anche Concerviano (Ri), Villa Santa Lucia (Fr), Castelnuovo di Porto (Rm). In tutto nel Lazio ben 366 comuni sono classificati a rischio idrogeologico, il 97 per cento del totale (378) nella regione. Numeri da paura. A dare corpo a queste cifre c’è la realtà di piccoli paesi, spesso privi di risorse. Troppo poco, a volte nulla, ha fatto la Regione Lazio per prevenire i rischi sui versanti franosi, per evitare l’urbanizzazione in aree golenali o in prossimità dei fiumi.
Ecosistema Rischio fotografa una realtà impietosa. Nel Lazio ben l’83 per cento dei comuni presenta abitazioni in aree a rischio frana o alluvione, il 43 per cento interi quartieri, il 26 per cento strutture turistiche ed alberghiere. Oltre il 65 per cento dei comuni comprende in tali zone fabbricati industriali. Non solo. I dati, a un rapido confronto, sono addirittura peggiori dello scorso anno. Nel 2008, ad esempio, solo il 75 per cento dei comuni comprendeva abitazioni in aree golenali, solo il 60 per cento le fabbriche.
Nonostante tale grave situazione, soltanto il 14 per cento dei comuni svolge un lavoro di prevenzione del rischio idrogeologico. Oltre il 60 per cento non fa praticamente nulla. Nel 57 per cento dei casi non esiste neppure la manutenzione delle sponde dei corsi d’acqua. Dato ancora più significativo, nel 60 per cento dei piani urbanistici manca addirittura il divieto di edificabilità nelle aree a rischio. Non sono confortanti neppure i dati sulla protezione civile: appena il 51 per cento dei comuni possiede un piano di emergenza in caso di frana o alluvione; solo il 26 per cento fa opera di informazione fra i cittadini; appena il 17 per cento svolge le esercitazioni. Il Comune di Roma rientra fra quelli a rischio idrogeologico. Basti pensare ai quartieri «nella cassa naturale di espansione di Tevere e Aniene», che l’Autorità di Bacino definisce «a rischio 4, ossia molto elevato». Prima Porta, Ponte Mammolo est, la zona dell’Idroscalo, sono stati semi-sommersi dall’alluvione del dicembre 2008.