Nella nuova Europa giovani, Welfare e radici cristiane

Franz Turchi *

Gli ultimi tre anni hanno rappresentato per l’Europa tutta un profondo cambiamento. Siamo arrivati a un bivio in termini sia culturali, economici, religiosi e politici: un grande rilancio del vecchio continente o invece un lento degradare. Bisogna analizzare i problemi e le possibili soluzioni, con un profondo sentimento europeista, secondo le linee dei grandi della storia e del percorso europeo (Spinelli, Martino, Adenauer, Schuman). Non si può partire in questa analisi senza considerare l’11 settembre. Il terrorismo ha innescato una spirale di incredibile velocità. I fenomeni di società multiculturali, soprattutto del Nord Europa, vacillano; i problemi di convivenza con altre comunità (principalmente musulmana) sono sotto gli occhi di tutti.
Gli attentati spagnoli e inglesi come i rapimenti di italiani ed altri europei, partecipanti o no, alle missioni Afghanistan e Irak, hanno fatto scaturire varie tesi di approccio. Ne cito due. Si deve dialogare con l’Islam e anche con i gruppi più fondamentalisti, dando per scontato un ritiro dai due Paesi liberati dalle loro dittature, e quindi puntare ad avere un’Europa sempre più «accondiscendente» verso il mondo musulmano ed arabo in generale, dove addirittura alcuni identificano i terroristi come guerriglieri. Conseguenza a tutto questo, lo sviluppo e l’incremento di immigrazione di queste aree geografiche con un percorso che potrei definire invasivo, in tutti i settori, da quello economico a quello religioso, culturale e politico. Oppure affrontiamo il problema secondo una «linea» che potremmo chiamare Fallaci, secondo gli scritti della famosa giornalista Oriana. Essere determinati ad affrontare il terrorismo con profonda determinazione e collegandolo ad un vero scontro di civiltà che ormai sta pervadendo il vecchio continente, aprendo gli occhi al pericolo di fondamentalismo islamico, senza nascondersi dietro parole come politically correct.
Questo non vuol dire che non si deve dialogare o accettare il mondo musulmano «a casa nostra» ma che bisogna chiedere che si rispettino le nostre leggi, la nostra cultura, la nostra religione, le nostre radici e tradizioni come noi lo facciamo quando da immigrati andiamo a «casa loro». Quindi leggi restrittive e punitive nei confronti di tutti i fenomeni di incitamento o appoggio alla «causa della guerra santa». Il terrorismo ha puntato su una leva, quella religiosa, fondamentale per la nostra Europa cristiana.
L’Europa è partita con grande entusiasmo, oggi la risposta invece è a dir poco negativa. Il fenomeno terrorista ha creato insicurezza nel singolo cittadino e quindi nel progetto stesso, ma è l’ultima delle molte cause del voto negativo visto sui referendum sulla «costituzione europea». Se da una parte l’Europa costruiva il suo pilastro economico, la politica economica lasciava un vuoto incolmabile. L’euro ha indebolito le economie delle singole famiglie, portando quasi ad una scomparsa della middle class che tanto aveva contribuito al percorso europeo. Alla prima risposta popolare (incredibile quella francese, Paese fondatore dell’Europa) il risultato è stato una ferma bocciatura dell’attuale Europa. Cosa fare a questo punto? La prima risposta che il gigante economico, dai piedi di argilla, è «nano politico», deve intervenire dando potere economico alla propria istituzione centrale (la Bce) e incominciare almeno ad avere una guida comune a livello di politica estera. Investire nei giovani, con università e scuole europee ad alta specializzazione, per dare a loro sicurezza e speranza nel futuro. Sostenere con investimenti mirati il welfare state, facendo iniezioni di liquidità e di privati nella gestione di questo, o almeno dando criteri e procedure che nel settore privato vengono adottati da decenni. Infine procedere al fondamentale e necessario recupero delle nostre radici cristiane, con un risveglio religioso, etico e morale, per puntare a far rinascere la nostra Europa da un comune sentimento di speranza.
* componente Assemblea di Alleanza nazionale