Nella terra di faide e sangue tutti gli abitanti hanno detto sì

di Stefano Filippi

da Taurianova (Reggio Calabria)

Taurianova. Alle 5 del pomeriggio Giuseppe Gatto, responsabile dell'ufficio anagrafe del comune, è allo sportello a consegnare un documento a una signora. «Qui facciamo tutto spiega . C'è tanta gente senza lavoro, io per fortuna ce l'ho e cerco di farlo al meglio. E per un responsabile stare allo sportello non è un disonore». Averne, di impiegati pubblici così. Ed è subito chiaro perché questa cittadina di 15mila abitanti nella Piana di Gioia Tauro vanta il record del comune con il maggior numero di consensi alla donazione di organi e tessuti: Gatto è schietto, disarmante e arriva subito al punto.

E il punto è questo: negli ultimi quattro anni all'anagrafe di Taurianova si sono presentate 1.469 persone a rinnovare la carta d'identità e soltanto 2 hanno negato il consenso alla donazione, magari per errore. Nel resto della provincia di Reggio Calabria la quota scende al 66 per cento e nella regione cala ancora poco sotto il 60: 55.315 «sì» su 93.159 dichiarazioni complessive. Taurianova è una località che nella memoria degli italiani è legata a una parola orribile: faida. Trent'anni fa, dal 1989 al 1991, in una guerra tra famiglie malavitose furono ammazzate 32 persone. Il culmine dell'atrocità fu raggiunto il Venerdì santo del 1991: un killer freddò il salumiere Giuseppe Grimaldi, poi prese dal bancone un coltellaccio, gli staccò la testa, la gettò in strada e con gli altri sicari si divertì a giocare al tiro a segno a colpi di pistola davanti a una ventina di persone pietrificate da tanta ferocia. Oggi invece Taurianova meriterebbe un premio della generosità. Dove sta il segreto? Forse in qualche trapianto eclatante che ha scosso la coscienza dei cittadini? «In paese abbiamo un centro dialisi risponde il sindaco, Fabio Scionti (Pd) al quale si rivolgono molti abitanti della Piana, alcuni in attesa di un rene nuovo. Ricordo anche qualche caso di donatori giovani i cui genitori hanno consentito il prelievo degli organi».

LE IDEE SBAGLIATE

Ma episodi di questo tipo non spiegano del tutto un fenomeno così massiccio. E si torna dal signor Gatto, che con un giovane collaboratore ha il compito di consegnare le nuove carte d'identità elettroniche chiedendo ai cittadini di indicare una preferenza per la donazione: sì, no, ci penso. «Non abbiamo nessun tocco magico racconta Gatto semplicemente perdiamo qualche minuto per dire l'importanza di questo gesto. È una domanda che non va buttata lì come quando si chiede la data di nascita, occorre fare capire che un domani potremmo essere noi o una persona a noi cara nella necessità di ricevere un organo per sopravvivere. Se spieghi, la gente capisce e vince anche certi preconcetti che resistono: qualcuno crede ancora che in ospedale ti facciano morire per prelevare gli organi. Ovviamente non è vero, ma noi non entriamo in questioni mediche, ci limitiamo a dare gli elementi per una decisione personale consapevole, senza forzare la mano. È un'opera di sensibilizzazione importante in ogni caso».

Anche Gatto è un potenziale donatore: «Diedi il consenso quando ancora c'era la vecchia carta d'identità. Un giorno, qualche tempo prima, era venuto un cittadino a chiedere come poteva esprimere il consenso. Decisi di prendere contatto con l'azienda sanitaria e il centro trapianti regionale, dove trovai il dottor Rino Mancini, amico da tanti anni, e ci siamo messi all'opera». Oggi Gatto è diventato una sorta di «testimonial», gira per i comuni della provincia che devono avviare il servizio a illustrare come funziona e a coinvolgere altri.

«Accanto all'efficienza dell'ufficio che riesce a fare capire il valore del gesto, non dimentichiamo il cuore della gente del Sud: le buone pratiche diffondono un virus positivo aggiunge il sindaco -. Ma c'è anche l'impegno della parte politica. A Taurianova si svolgono convegni e iniziative pubbliche sul tema dei trapianti, promossi sia dall'amministrazione sia da scuole e realtà civili. La Consulta delle associazioni, prevista dallo statuto comunale, alimenta una rete di relazioni e favorisce una cultura della solidarietà e del volontariato».

PAROLE SEMPLICI

La trama di rapporti è ancora più vasta. «Aido, Croce rossa, Avis, volontariato elenca il dottor Mancini ma anche le prefetture, l'Anusca, l'ente che raggruppa gli ufficiali di stato civile per le attività di formazione degli addetti. Nel comprensorio la sensibilizzazione sulla donazione viene svolta a tappeto con il nostro contributo». Mancini, 65 anni, anestesista e nefrologo del Grande ospedale metropolitano Bianchi-Melacrino-Morelli, è direttore del Centro regionale trapianti della Calabria. Anch'egli ha una storia personale di attenzione ai bisogni sanitari, prima tra i donatori di sangue poi con quelli di organi. «In regione ci siamo attivati da molti anni, già prima che al Sit arrivassero le dichiarazioni legate alla carta d'identità elettronica racconta , in particolare incontrando i ragazzi degli ultimi anni delle scuole superiori per fare crescere questo senso civico. Abbiamo collaborato a formare il personale delle anagrafi ma anche gli operatori specializzati delle aziende sanitarie, che pure hanno titolo per ricevere le dichiarazioni di volontà».

La formazione è un momento determinante. Dice il dottor Mancini: «Non sempre troviamo attenzione ma è nostro compito stimolarla e fare in modo che gli impiegati pongano le domande in modo corretto, con delicatezza e grande rispetto. Dobbiamo lavorare anche con i sindaci, perché non tutti i comuni sono ancora autorizzati a inserire i dati nel Sit. Con l'Anusca abbiamo ottimi rapporti: quando organizzano incontri o corsi veniamo sempre coinvolti e ci danno spazio per intervenire». Su quali elementi si fa leva nella formazione? «È importante spiegare con parole semplici risponde Mancini -. Non entrare nel discorso sanitario ma sottolineare che chiunque di noi potrebbe trovarsi nelle condizioni di dover ricevere un organo nuovo. E non è giusto affidarsi solo alla sanità di altre regioni se dovessimo avere bisogno di un trapianto».