Nembro, il viaggio dell'anima di Graziano Murada

Lo scrittore nel suo libro, incentrato sulla montagna e sulla terra, riflette sull'esistenza dell'uomo. E su un tema caro a tutta la letteratura: il ritorno

"Siamo diventati qualcos'altro senza sapere chi siamo. Nello spazio di qualche generazione abbiamo perso, lungo il cammino tortuoso della modernità, una cultura millenaria". Sembra essere questo il grido d'allarme lanciato da Nembro, viaggio lungo i sentieri della vita, l'ultimo libro di Graziano Murada. Un libro che parla della vita, quella concreta che si fa ogni giorno, e che quindi non può che essere legata alla terra e alle radici, come scrive il grande "filosofo contadino" Gustave Thibon in Ritorno al reale: "Le anime si radicano nella terra".

Nembro è un percorso dell'anima. Murada ti prende per mano e ti accompagna per i sentieri di montagna e, attraverso questi, per quelli della vita. Un sali e scendi in cui non puoi non interrogarti sul destino dell'uomo, sul tuo destino.

Ma Nembro è anche la bellezza del viaggio, perché partire significa non solamente andare, ma anche tornare ai luoghi cari, come scrive Murada: "Prima che cali la sera sul mio cammino, almeno per una volta, andrò a sedermi su quel fazzoletto d'erba sempre bagnato dalla rugiada, per farmi rapire da quel luogo che il sole dimentica di baciare per mesi e mesi e, nella penombra, reciterò la preghiera, non quella dei latinorum che riecheggiava nelle chiese d'allora, ma quella intima da me inventata secondo le circostanze".

Perché il centro della narrativa occidentale è sempre il ritorno. Dall'Odissea di Omero - che altro non è che il racconto di un ritorno a casa - fino a Il Signore degli anelli di John Reuel Ronald Tolkien - dove il povero Sam, dopo aver seguito in mille peripezie il "padron Frodo", non può non dire: "Sono tornato a casa".