Nessun pericolo, dice il Consiglio Superiore di Sanità

Già oggetto di polemiche dopo una prima inchiesta di Altroconsumo nel 2007, l'efficacia e la sicurezza delle caraffe filtranti sono tornate sotto i riflettori. A puntare l’indice su marchi come Brita, Auchan e Viviverde (Coop), l’esposto del febbraio scorso alla procura di Torino firmato dal presidente di Mineracqua, associazione delle industrie delle acque minerali, secondo cui, una volta filtrata, l’acqua vedrebbe «la presenza di corpi estranei» e diverrebbe «non più potabile». Ma allora le brocche che promettono di rendere più gradevole a gusto e olfatto l’acqua di rubinetto possono invece rivelarsi dannose con l’azione dei filtri?
Alla domanda, contenuta nell'indagine disposta dal pm Raffaele Guariniello con l'ipotesi di violazione delle norme sugli alimenti, ha risposto un mese fa la terza sezione del Consiglio Superiore di Sanità rilevando come «sulla base delle evidenze scientifiche a oggi disponibili non risultino effetti negativi sulla salute». Nel frattempo si è mossa la procura di Roma che, dopo aver incaricato i Nas di controlli, ha iscritto nel registro degli indagati alcuni produttori dei filtri, con l’accusa di frode in commercio, violazione delle norme sullo smaltimento dei rifiuti e commercio di sostanze dannose alla salute. Le brocche restano comunque sul mercato, dove hanno conosciuto un successo di vendita capace di farne il concorrente principe delle acque minerali. La faccenda, fonte di grande confusione tra i consumatori, e che si riapre proprio quando le acque minerali stanno perdendo fatturato, ha meritato anche un’interrogazione parlamentare alla Commissione Ue. Nella replica, questa ha sottolineato che qualora le autorità nazionali riscontrino in un articolo rischi per la salute pubblica «devono notificarlo alla Commissione e agli altri Stati membri» e che finora «le caraffe menzionate non sono state oggetto di alcuna notifica di tale tipo». I sistemi filtranti sotto accusa sono due: a carbone attivo, per trattenere il cloro ed eventuali inquinanti e impurità organiche, e a base di resina a scambio ionico, per diminuire la durezza dell’acqua e la presenza di metalli pesanti, entrambi talora trattati con argento a scopo battericida.
Alle contestazioni riguardo la riduzione di calcio e magnesio e pure al rilascio di sodio e potassio nonché di ammonio e argento, a seguito del filtraggio, i produttori rispondono innanzitutto che le caraffe non vanno usate con acque di durezza inferiore ai 19 gradi francesi per non perdere i sali minerali. E poi affidano la difesa alle analisi chimiche e alle norme che regolano la presenza di ciascuna sostanza. Dal canto suo Brita, capofila del mercato e che già conta 250 milioni di clienti in 60 Paesi, rivendica l'uso di «filtri a resina non caricati a sodio», le certificazioni di Tüv e Tifq per i materiali usati e le autorizzazioni dei ministeri della Salute tedesco e austriaco. Evidenziando pure la valenza ecologica del filtro che, «grande come un pugno, permette di eliminare bottiglie di plastica e trasporto». Comunque sia, i filtri possono servire in presenza di forti impurità, meno se l'acqua è già buona; nel caso, attenzione a cambiarli regolarmente, conservando l’acqua in frigo e consumandola in giornata.