«Nessun regalo alla Juve» Parola di monsignore

Don Rutilo, nel cda del Siena: «Grazie per i prestiti, ma i tre punti servono a noi. Moggi? Un simpatico»

Vanni Zagnoli

Monsignor Gaetano Rutilo, 61 anni, parroco della Cattedrale di Siena, domani sarà come sempre allo stadio Artemio Franchi. Non manca mai, alle partite casalinghe dei bianconeri toscani. D'altra parte è l'unico prete d'Italia nel consiglio d'amministrazione di una società di calcio. «E partecipo ai cda sul serio - racconta -, non è una finta, una mossa pubblicitaria. Ci sono da più di due anni, da quando il Siena è stato promosso in serie A, come delegato alle attività sociali e solidarietà».
Nel suo oratorio è cresciuto anche l'arbitro Trefoloni, adesso tra i migliori.
«Quando mi disse che andava alla scuola degli arbitri, io cercai di dissuaderlo, perché si sa che chi ha in bocca il fischietto si prende tutte le gentilezze possibili, dagli spalti. Lui era davvero molto determinato, non mi diede ascolto e ha avuto ragione perché è diventato bravo».
Oggi tutti pensano che il Siena regali la partita alla Juve, per via di quell'entente cordiale fra le due società, lei cosa ne dice?
«So a cosa allude, al fatto che da Torino sono arrivati in tanti, qui. Meno male che c'è questa collaborazione, è una bella fortuna per la nostra realtà. Sennò come farebbe il Siena ad avere questa bella squadra? Non se la potrebbe permettere. Quest'anno era veramente forte e meritava un posto in classifica migliore. Tutti gli allenatori a inizio stagione l'accreditavano di una posizione più brillante, grazie appunto ai prestiti della Juve».
Dunque si è autorizzati a pensare male?
«Tutt'altro. Hanno detto bene il presidente De Luca e mister De Canio, in settimana. Al Siena servono i tre punti per chiudere il discorso salvezza, non possiamo rischiare di essere risucchiati dietro, sarà una bella partita. E posso garantire che non ci saranno mai regali».
Lei è tifoso della Juve, oltreché del Siena?
«No, ho sempre seguito solo la squadra della mia città. Posso dire che mi è molto simpatico Luciano Moggi, ho avuto occasione di conoscerlo e non merita quell'etichetta di antipatico».
Chi è il più religioso del gruppo?
«Nomi non posso farne, dico solo che la mia esperienza è davvero molto positiva. Una società di calcio è come una grande famiglia, non tutti vanno a Messa o seguono le funzioni. Si concertano insieme le iniziative di solidarietà e qualcuno è pure molto generoso».
Almeno uno ha tradito in pieno: Bachini, trovato nuovamente positivo a una sostanza stupefacente.
«Mi pareva un ragazzo buono, semplice. Quel controllo antidoping non negativo è stato un brutto colpo per tutta la squadra. Ora però la squalifica a vita mi pare esagerata. Vero è che è recidivo, ma io vorrei poterlo recuperare: come calciatore, oltreché come uomo».