Nessuna dignità in socialdemocrazia Parola di comunista

Per il popolo, il marxismo è la diagnosi, ma il capitalismo è la medicina. Detto da uno scrittore comunista, suona come un messaggio piuttosto forte. Parla Dag Solstad: i suoi due libri editi in Italia sono pubblicati da Iperborea

Per il popolo, il marxismo è la diagnosi, ma il capitalismo è la medicina. Detto da uno scrittore comunista, suona come un messaggio piuttosto forte. Anche se per lanciarlo (anzi, per infilarlo in una digressione apparentemente marginale) ci scrive intorno un intero romanzo. Il romanzo s’intitola Timidezza e dignità e il suo autore, il comunista Dag Solstad, è tra le firme più prestigiose di Norvegia. Il libro in Italia esce ora, da Iperborea (pagg. 176, euro 15,50, traduzione e postfazione di Massimo Ciaravolo), ma è datato 1994. Come fa Solstad a far passare quel messaggio? Oltre che grazie alla sua autorevolezza, già allora almeno ventennale, lo veicola narrando le vicende di due amici coetanei: Johan Corneliussen, prima gaudente sciupafemmine e poi miglior talento filosofico nazionale negli anni ’60 e ’70, ed Elias Rukla, prima studente ingrigito nello spirito e poi ancor più grigio e disilluso docente di liceo.
Anche Johan, come Solstad, è un comunista duro e puro, e lo dimostra durante le rivolte studentesche, ma lo è più sul piano teorico che su quello della prassi, come invece vorrebbe il vecchio Carletto... Il marxismo è o non è figlio del kantismo? E proprio Kant (o meglio, la vasta letteratura sorta intorno al pensatore di Königsberg) è il pane che il dottor Corneliussen intinge nel sugo della vita. Dapprima in patria, facendo carriera accademica, sposando la più bella della facoltà, avendo da lei una figlia, e poi andandosene via da solo. Dove? Nella terra del capitalismo, appunto, gli Stati Uniti. E perché? Commenta Elias: «Possedeva in effetti una conoscenza unica, il marxismo, che gli forniva una capacità superiore di interpretare i sogni della gente . Solo mettendosi al servizio del capitalismo poteva realizzare quelle sue doti, perché il capitalismo è in fondo l’unico capace di mettere a frutto quei sogni e, soprattutto, di adoperare gli interpreti dei sogni. Nel marxismo in quanto tale è insito un moralismo di carattere educativo, che entra in conflitto con la possibilità di usufruire di quella dote».
Insomma: marxismo come diagnosi e capitalismo come medicina. Il che, volendo vedere il bicchiere di vino (rosso, o almeno rosè) mezzo pieno non significa fallimento, bensì... socialdemocrazia. Un calice non troppo amaro, tutto sommato, una teoria (e anche una prassi, questa volta) che il norvegese Solstad conosce bene. Anche troppo, come dimostrano i suoi libri, gran parte dei quali incardinati proprio sulla critica al welfare state che da decenni accudisce, al netto di qualche piccola distrazione che fa rima con disoccupazione e recessione, decine di milioni di cittadini scandinavi.
Fra essi, c’è il nostro professor Rukla, al quale non è di gran conforto subentrare a Corneliussen come compagno della radiosa Eva. Perché gli anni passano in fretta anche a Oslo e dintorni, e a sfiorire, in lei, non è soltanto la bellezza, insidiata da rughe e vene varicose, ma anche il carattere, divenuto, da solare, ombroso e aggressivo. E ad appassire, durante le ore di lezione, sono le facce degli studenti, tediati dai drammi di Ibsen tanto amati dal loro prof. È uno spettacolare scatto d’ira del docente nel cortile della scuola, sotto gli occhi di allievi e colleghi, dopo l’ennesima mattinata di inutili lezioni, a dare il «la» alla narrazione à rebours di Solstad che per lui, lo si avverte chiaramente, prova una sincera e compassionevole simpatia. Tanto da fargli sognare, nel monologo interiore che è la spina dorsale del romanzo, di essere un personaggio adatto alla penna di Thomas Mann.
Del resto i falliti, al bravo e onesto compagno Solstad piacciono un sacco. Per averne conferma, leggete, prima o dopo Timidezza e dignità, fa lo stesso, l’altra sua opera targata Iperborea uscita nel 2007 ma scritta nell’84: Tentativo di descrivere l’impenetrabile. Al posto di Rukla troverete un quarantenne direttore della pianificazione urbanistica, al posto di Johan un giovane vicino di casa «drogato» dai film hollywoodiani (riecco il capitalismo...), e al posto di Eva la sua appetitosa mogliettina. Tanto appetitosa che... Ma qui ci fermiamo, perché nella trama spunta il più borghese dei generi: il «giallo». La giusta punizione che il comunista Solstad infligge al tramonto della socialdemocrazia.