NETZER «La mia vita a caccia di Erode»

L’archeologo israeliano che ha scoperto la tomba del re degli ebrei racconta 35 anni di ricerche: fra dubbi e misteri storici

nostro inviato a Paestum
A una dozzina di chilometri a Sud di Gerusalemme, lungo la strada che porta a Betlemme, alto su una collina artificiale che in origine - come scrisse lo storico Giuseppe Flavio - aveva «la forma di un seno di donna», sorge l’Herodion. Una sorta di reggia-fortezza sovrastante la città sacra alle tre odierne religioni monoteistiche e affacciata a perdita d’occhio sul deserto della Giudea. Erode il Grande, il re degli ebrei passato alla storia per una tragica ma improbabile vicenda (la strage degli innocenti narrata dall’evangelista Matteo), non era un sovrano che tollerasse di non lasciare il segno. In realtà - almeno dal punto di vista politico - proprio questo fu il suo destino poiché era di fatto solo un vassallo di Roma. Ma sui suoi sudditi esercitò per trentasei anni, fino alla sua morte avvenuta nel IV secolo a.C., un potere dispotico e assoluto.
Se probabilmente non fece sterminare gli infanti di Betlemme per scongiurare l’avvento del Messia, Erode comunque non risparmiò al suo popolo e alla sua stessa famiglia crudeltà e assassinii che l’hanno reso sinistramente indimenticabile: basti ricordare che fece uccidere tra le centinaia di altre persone la moglie, la suocera, uno zio, due cognati e tre figli. Il sanguinario monarca morì settantenne dopo una dolorosa malattia, non senza prima aver messo a morte l’ultimo suo figlio ed erede al trono e aver ordinato la strage di un buon numero di notabili giudei: non sopportava l’idea che il suo funerale, che gli ebrei certo avrebbero vissuto come un giorno di festa, andasse esente da lacrime. Secondo Giuseppe Flavio, Erode, che aveva fatto costruire durante il suo regno numerosi palazzi e fortezze, tra cui la celebre Masada, fu sepolto proprio nell’Herodion, ma il mistero sul luogo della sua ultima dimora è rimasto a lungo assoluto.
In epoca contemporanea, però, uno studioso dell’Università di Gerusalemme, l’archeologo Ehud Netzer, si è dedicato anima e corpo alla soluzione dell’enigma. E finalmente l’ha risolto. La scoperta della camera funebre e del sarcofago di Erode il Grande è il colpo più grosso dell’intera archeologia mondiale dell’anno 2007. Netzer, oggi settantatreenne, non ha mollato la presa sull’Herodion per ben 35 anni, da quel 1972 in cui diede il via agli scavi. A Paestum, dove è in corso la X Borsa mediterranea del turismo archeologico, era la star fra gli studiosi presenti e per i giornalisti venuti a farsi raccontare la storia di un lavoro paziente e tenace, finalmente coronato dal successo.
«Negli anni Sessanta - racconta - facevo parte del team di archeologi che lavorò al recupero della fortezza di Masada (sito dell’ultima resistenza dei nazionalisti ebrei ai romani, ndr). Imparai molto in quell’occasione e mi innamorai della figura storica di Erode». Il futuro professor Netzer si laureò in archeologia proprio sugli edifici fatti costruire dal «re cattivo» a Herodion e Gerusalemme. Fu così che nel 1972 cominciò a scavare a Herodion, che è «una sorta di country club dell’epoca, esteso su 25 ettari e dotato di una piscina lunga 70 metri. Era allora il maggior edificio dell’area mediterranea. Sono certo che lui aveva deciso di esser sepolto lì, ma prima ci visse a lungo e alla grande. Qui scoprii - continua Netzer -, seguendo il racconto di Giuseppe Flavio, i resti di un grande edificio: speravo che fosse il mausoleo del re ma non lo era. Solo dopo rintracciai i resti di un altro grande edificio, compreso in un’area di 350 metri per 30 che conteneva tra l’altro un triclinium e un mikve (bagno rituale ebraico) ma soprattutto un gruppo di pietre scolpite che sono sicuro facessero parte di un monumento funebre dell’epoca, anche se poi furono riutilizzate nella costruzione di un edificio bizantino».
Venne poi l’Intifada (Herodion si trova ai margini degli odierni territori palestinesi) a interrompere i lavori per un lungo periodo; poi tre anni di ripresa e altri tre di fermata. Arriviamo così all’inizio dell’attuale decennio, con Netzer sempre lì come un mastino, Giuseppe Flavio alla mano. «Compresi che eravamo arrivati a una parte dell’edificio funebre, su un lato della collina. E finalmente quest’anno la grande scoperta, un locale di 10 metri per 10 cui si accedeva con una scalinata e un sarcofago in pietra chiara finemente lavorata». Massacrato a martellate, però. «Sono stati i nazionalisti ebrei dell’epoca. Odiavano Erode per i suoi legami con Roma. Si vendicarono così». Nessun oggetto prezioso di quelli riferiti dall’antico storico è stato rinvenuto, nessuna iscrizione. «Ma non abbiamo ancora finito di scavare a Herodion, siamo fiduciosi. Penso di lavorare lì per un anno ancora». Cosa è un anno a questo punto, in fondo?