Un neurostimolatore sconfigge il dolore cronico

Un pacemaker ricaricabile per sconfiggere il dolore benigno è stato installato ad una paziente nell’ospedale di Borgomanero dove da anni i medici che si occupano delle cure palliative e della terapia antalgica sono impegnati per garantire ai pazienti una qualità di vita senza dolore, sia a coloro in cui il dolore si è cronicizzato, sia a chi si trova in una fase in cui la malattia non può più essere sconfitta. Uno speciale pacemaker è stato impiantato ad una novarese, poco più che quarantenne, per sconfiggere il dolore cronico. Si tratta di una innovativa protesi impiantabile totalmente ricaricabile, che invece di inviare impulsi elettrici al cuore stimola il midollo spinale ingannando la sensazione di dolore.
«La paziente, affetta da dieci anni da una malattia che le provocava grande dolore, era in cura nel nostro Centro dal 2003. Come in tante altre situazioni cliniche, il dolore si trasforma da sintomo di una malattia in una manifestazione patologica da trattare e curare con metodiche ad hoc», spiega il dottor Venerando Cardillo, responsabile della struttura cure palliative e terapia antalgica della Asl numero 13. «Il dolore cronico – precisa Cardillo - è uno dei problemi medici meno riconosciuti e trattati del Ventunesimo secolo, può essere benigno - quando è causato da diversi tipi di lesioni e malattie, tra cui l’artrite e le forme di danneggiamento del sistema nervoso – o maligno, se oncologico. Il dolore cronico benigno può essere curato in ambito riabilitativo, in modo da restituire definitivamente ai pazienti una qualità di vita altrimenti compromessa, il dolore maligno può solo essere affrontato con le cure palliative in fase terminale. Nel caso specifico il dolore benigno è stato affrontato e superato grazie all’impiego di un neurostimolatore multicanale totalmente ricaricabile. Questo tipo di intervento è ancora poco diffuso in Italia. La stimolazione spinale prevede l’invio di lievi impulsi elettrici al midollo spinale in modo da interferire con i segnali dolorifici prima che raggiungano il cervello. Si provoca così un effetto di neuromodulazione che trasforma il segnale di dolore in un lieve formicolio. Il sistema, una volta programmato dal medico specialista, permette al paziente di gestire l’intensità della stimolazione e il bersaglio (come schiena e gambe) attraverso un semplice telecomando. La possibilità di ricarica evita di sottoporsi ad ulteriori interventi per un arco di tempo di 9 anni, considerando che uno stimolatore normale ha una durata più limitata nel tempo e deve essere sostituito ogni 3-5 anni». La paziente, in cura già da anni con gli stimolatori impiantabili proprio per i forti dolori di cui soffriva, faceva un uso continuo dello stimolatore esaurendo in breve tempo la carica della batteria. La ricaricabilità ha convinto l’amministrazione a sostenere l’investimento legato all’utilizzo della protesi. Da analisi effettuate si è previsto un risparmio già entro i primi tre anni».