Nicola Tavelic & C.

Nacque intorno al 1340 nella città dalmata di Srebenica. Entrò nei francescani e, dopo l’ordinazione sacerdotale, fu mandato in missione in Bosnia. Qui per i dodici anni seguenti cercò di convertire gli eretici bogomili (versione orientale dei catari) avendo come compagno Deodato da Ruticinio. Nel 1384 i due vennero mandati in Palestina, dove furono raggiunti da Stefano da Cuneo, reduce dalla Corsica, e Pietro di Narbona. Quest’ultimo era stato compagno di Paoluccio Trinci, che aveva fondato il ramo francescano detto dell’Osservanza. I quattro alloggiavano nel convento di Monte Sion a Gerusalemme. Nel 1391, decisi a predicare ai musulmani, dopo essersi consultati con due teologi stilarono una memoria che andarono a leggere davanti al qadi locale. In pubblico. Figurarsi. La lettura fu accolta da urla e minacce. Poi, quando il qadi riuscì a imporre il silenzio, ai quattro frati fu imposto di rimangiarsi tutto immediatamente se tenevano alla pelle. Ma quelli confermarono quanto avevano letto. Su due piedi il qadi imbastì un processo per il quale i testimoni, naturalmente, si sprecavano, e i frati furono in quattro e quattr’otto condannati a morte. Tra pugni, calci e spintoni vennero portati in carcere e per i tre giorni seguenti la fantasia dei torturatori si scatenò su di loro. Tagliuzzati, bruciacchiati e sanguinanti vennero infine trascinati sulla pubblica piazza e invitati per l’ultima volta a ritrattare; anzi, a passare decisamente all’islam quale unica chance, a quel punto, di salvezza. Niente, finirono fatti a pezzi e bruciati (con dispersione delle ceneri).
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