Nicolas Cage: «Sono un mostro che sta dalla parte del bene»

L’attore è l’ultimo eroe della Marvel a finire al cinema: un motociclista giustiziere che vendica gli oppressi

da Los Angeles

Nicolas Coppola, in arte Nicolas Cage - un nome ispirato da un personaggio dei fumetti, Luke Cage -, interpreta per la prima volta un eroe tratto dal mondo dei comics: Ghost Rider. Il cavaliere fantasma, oggi motociclista fantasma, è l'ultimo personaggio dei fumetti Marvel - Spiderman, X-Men, Hulk, Daredevil, I Fantastici Quattro - a finire sul grande schermo (in marzo in Italia). Durante il giorno Cage è Johnny Blaze, un motociclista che si esibisce nelle arene sportive in stunt rischiosissimi e spettacolari. Ma di notte, in seguito a un patto fatto col diavolo per salvare la vita di suo padre, si trasforma in Ghost Rider, il cacciatore di taglie del diavolo, una specie di vigilante dal teschio e dalla moto fiammeggianti. E in un film che strizza l'occhio a Easy Rider, visto che la moto di Ghost Rider è ispirata a quelle del cult movie, nei panni di Mefistofele troviamo proprio Captain America-Peter Fonda.
Signor Cage, si è mai trovato in situazioni in cui le hanno proposto qualcosa di simile a un patto col diavolo?
«Non proprio, ma mi sono trovato, come tutti credo, in situazioni in cui avrei preferito non aver detto di sì. Magari a persone che non hanno in mente il nostro interesse. Ma l'importante, una volta che si capisce di aver fatto un errore, è cercare di trasformare il negativo in positivo».
Che cosa l'affascina di Ghost Rider?
«È uno dei fumetti che leggevo da ragazzino, assieme all'Incredibile Hulk. Ho imparato a leggere con questi fumetti, ero attratto dai disegni e dai colori, e inoltre erano storie con una morale, né più né meno della mitologia greca. Ero affascinato da queste figure, trovavo incredibile che esseri così mostruosi potessero stare dalla parte del bene. In particolare Ghost Rider è un personaggio più interessante e più profondo degli altri: è uno spirito di vendetta ma sta con gli oppressi, è un connubio di materiale e di spirituale, è una figura classica che si ritrova attraverso i secoli, vedi Faust e la Bella e la Bestia».
È per questo che si è fatto tatuare un teschio fiammeggiante sul braccio?
«Il tatuaggio lo avevo già prima del film. Penso che il teschio fiammeggiante sia un simbolo di onestà e umanità. Non è una cosa paurosa, tutti noi abbiamo un teschio, li trovo molto belli. Come le ho detto, sono un fan di Ghost Rider da lungo tempo».
E inoltre è un motociclista...
«Sì, e anche ciò mi ha convinto che questo era il personaggio giusto per me. Sono appassionato di mezzi di trasporto in generale: automobili, barche, e soprattutto motociclette - le mie preferite sono le Ducati - e quando mi hanno offerto il film ero in moto alle Hawaii e ho pensato “Questa è la combinazione perfetta per me”. Mi hanno anche promesso una delle moto del film, ma non l'ho ancora vista».
Come definirebbe Ghost Rider?
«È un film filosofico travestito da popcorn movie. È più profondo dei classici film tratti da fumetti, ma nel contempo è divertente e non si prende troppo sul serio. È un mix di western, di film gotico, di biker movie. È un film che ti permette di recitare in modo enfatico, un po' da pop art. E per me è molto personale, lo sento molto vicino».
In che senso?
«Mangio caramelline, non metto gin nel mio Martini, mi piace Karen Carpenter e mi divertono i video di scimmie che fanno il karate. Queste cose sono nel film perché volevo mostrare un personaggio che vuole tener lontano da sé gli spiriti maligni. Quindi caramelline e Karen Carpenter invece di whisky e heavy metal. Inoltre, quando si ha avuto molta fortuna come l'ho avuta io, non si può non sentirsi fortunati e nel contempo maledetti. Ti chiedi “Perché tutto questo è successo proprio a me? Cosa devo fare di tutto ciò?”. In questo senso mi sento vicino a Ghost Rider».
E cosa fa con la sua fama e i suoi soldi? Oltre a moto e a macchine quali sono le sue passioni?
«Storia, architettura, antichità. Leggo molto, al momento sono interessato alla storia europea del sedicesimo secolo. Credo molto nella preservazione architettonica. Ho comperato di recente un castello in Baviera che è appartenuto alla stessa famiglia per 900 anni. Devo restaurarlo, e spero che i miei discendenti possano goderselo per i prossimi 900 anni. Penso che sia importante preservare il passato per le generazioni future. Inoltre voglio trascorrere più tempo in Europa: penso sia importante coltivare una mentalità internazionale, poiché questo porta con sé uno spirito di pace. È quando diventiamo nazionalisti che iniziano i guai».