Un «nido» per musicisti I maestri della Scala fanno lezione all’asilo

Idea di Barenboim: lo ha già creato a Berlino e Ramallah

Serena Coppetti

Lo chiama un «risveglio alla musica». Ed è un progetto pensato per i bambini, quelli piccoli. Anzi, piccolissimi da zero a tre anni. Un «nido musicale» con i musicisti della Scala come maestri e l’obiettivo di «educare i bambini alla vita attraverso la musica». E dici poco. Non è solo un’idea vaga quella di Daniel Barenboim, il nuovo «direttore» della Scala. È un pallino che lo segue come la sua bacchetta. Lo ha infatti già realizzato a Ramallah e a Berlino, legato alla sua «Staatsoper». Così, prima ancora di salire sul podio della Scala, porta avanti il suo progetto del «nido musicale» in versione milanese. Che è già un passo avanti, perchè c’è persino lo sponsor pronto.
«L’idea - commenta Daniel Berenboim - nasce dal progetto di fare educazione attraverso la musica. Musica intesa non solo come mezzo per uscire dalla preoccupazione della vita quotidiana ma come strumento per imparare tanto sulla vita. I bambini vanno a scuola e ricevono informazioni, non cultura. C’è una malattia della società che deriva dalla mancanza di cultura, musicale e in generale. È chiaro che questa educazione non porterà a un cambiamento sociale ma magari costituirà un modello dove la musica farà parte di un modello di educazione generale». Insomma, nessuna intenzione di creare dei fenomeni, ma instillare un po’ di sensibilità musicale. Il resto si vedrà. Dalla teoria alla pratica, il passo non è poi tanto lungo. L’esempio c’è: a Berlino il «nido» è all’interno di una struttura comunale ed è gestito dai musicisti della Staatsoper tedesca con il sostegno del governo federale (la nostra Regione per intendersi) e della città di Berlino (il nostro Comune). Non è lungo anche perché a Milano l’idea troverebbe non una porta ma un bel portone già aperto. A dirlo è Bruno Simini assessore all’Educazione e Infanzia. Ci crede talmente nella potenzialità della musica che lo scorso anno a Milano ha aperto la prima - e per ora unica - scuola elementare a indirizzo musicale e sportivo. «Sono più che ben disposto a ospitare l’esperienza in qualche nido comunale - commenta Simini -, i bimbi hanno proprio la musica come primo contatto di conoscenza. È il loro primo linguaggio familiare e comune a tutti. Così per questo ancora più importante in una città come la nostra dove ci sono bambini che provengono da 180 paesi diversi. Dunque non si tratta tanto di insegnare uno strumento ma di lavorare su una sensibilità artistica per sviluppare il proprio talento». Chissà, qualcuno diventerà un musicista, molti no. «Ma avranno un canale in più di comunicazione con gli altri».