Niente termovalorizzatore. E monnezza per sempre

La promessa di De Magistris di portare la differenziata al 70% in sei mesi è solo demagogia: senza impianti non si smaltiscono i rifiuti

Sembra di leggere un trattato filosofico sulla città ideale, chessò, «La Repubblica» di Platone. Solo che poi Napoli ogni due per tre si riempie di rifiuti, la gente non respira, i turisti scappano mentre il lavoro, quello scarseggia con o senza spazzatura per le strade. E allora verrebbe da chiedergli, a Luigi De Magistris: ma perché? Perché dici cose che voi umani non potete immaginare, i bastioni di Orione in fiamme, il mare di Bagnoli balneabile in due anni e, last but not least, raccolta differenziata in tutta la città al 70%, con conseguente risoluzione del problema rifiuti, in sei mesi? Il 70% già nel corso della legislatura sarebbe un miracolo degno di San Gennaro. Ma sei mesi. Vallo a dire a Torino, che dopo 14 (quattordici) anni è finalmente giunta a un insperato 42%, prima in classifica inseguita da Milano, che nello stesso tempo ha superato il 37% con la soddisfazione della fatica. E sì, perché forse De Magistris non sa, ma è più probabile che lo sappia e sappia di mentire, che le tappe del tortuoso cammino verso l’addio agli inceneritori le aveva stabilite il decreto Ronchi, correva l’anno 1997 e le scadenze imposte ai Comuni erano queste: due anni per raggiungere il 15%, quattro anni per il 25%, sei anni per il 35%. La percentuale dovrebbe raggiungere il 65% solo nel 2012. Oggi Napoli è ferma al 19%, solo palermitani e catanesi stanno peggio.

Ci sono punte di eccellenza, vero: avverte il candidato Idv che «il sistema spinto di raccolta porta a porta realizzato in alcuni quartieri ha dato risultati sopra la media nazionale». Peccato che quell’esperimento su 135mila abitanti in una città che ne conta un milione, si sia fermato dopo che Provincia e Regione hanno chiuso il rubinetto a 11 milioni di euro per gli impianti «stir» e a 8.250.000 euro per estendere la raccolta porta a porta ad altri (soli) centomila abitanti. Eppure. Non è una promessa ma è quel che sarà, ha ripetuto De Magistris in campagna elettorale: «Voglio oppormi con tutte le mie capacità istituzionali alla costruzione di un inceneritore a Napoli Est» annuncia spiegando che «basterà mettere in funzione gli impianti di compostaggio. Per farlo ci vogliono sei mesi e costerà anche meno». Eh già. Gli altri, Pdl e Pd, non ci hanno pensato perché sono ignoranti? Macché, risponde l’ex pm rimasto d’assalto, è perché «è in corso la guerra tra chi deve gestire termovalorizzatori e inceneritori». Ecco, tutti disonesti a spartirsi la torta tranne lui, il Blade Runner partenopeo.

Chissà, magari ha un’arma segreta. Insieme a «controlli», la parola che usa di più nel suo programma è «voglio». E poiché l’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re, forse sogna una svolta autoritaria in perfetto stile dipietrista, polizia e manette. Perché solo un dittatore potrebbe convincere i napoletani ad accettare lo Stato di polizia municipale disegnato da De Magistris. Togli il centro «integralmente chiuso al traffico privato» e un sistema di telecamere che dovrà vigilare su tutto e tutti, dalle corsie preferenziali ai locali: quelli in fondo potrebbero essere atti obbligati per riordinare il caos.

È più l’impianto di governo improntato al minuzioso e diffuso controllo sociale, il potere giudiziario applicato a quello amministrativo. Tu puoi guardare il sindaco, che vuole webcam in consiglio comunale, ma il sindaco può osservare te, e lo farà con una serie di «controllori» di stampo giudiziario, dall’Autorità per la garanzia e la trasparenza delle nomine in Comune ai nuclei di valutazione per i dipendenti pubblici, dalla task force antievasione alla «polizia turistica» che assista i visitatori in alcune zone. Affiancati da una serie di organismi che sanno tanto di carrozzoni: task force di esperti in idrogeologia, bonifiche e ambiente, Consulta per la mobilità, Garante per la Salute, una nuova Agenzia di sviluppo locale per la riqualificazione di Scampia. Istituzioni che fanno un po’ a pugni col proposito annunciato di un taglio drastico agli sprechi, innanzi tutto accorpando le società partecipate e sottoponendole al «controllo analogo» (alzi la mano chi sa che cos’è, chi non lo sa consulti un manuale di diritto societario pubblico). Il resto è un mix di grillismo e vendolismo. Per esempio il no alla privatizzazione dell’acqua «anche in deroga alla regola della concorrenza», con la rilevante motivazione economica che «l’acqua deve rimanere un bene pubblico», punto e basta.

Fortuna che De Magistris è almeno un po’ federalista. Il federalismo municipale della Lega non gli piace, «è una truffa ai danni del Sud», dice che se diventa sindaco lo abolisce. Però vuole una Fondazione per il Sud, perché i grandi istituti di credito presenti a Napoli avranno pure il logo del territorio nel marchio, ma «hanno tutti la proprietà e la testa al Nord». Ecco. Napoli nazione tutto il resto settentrione.