Nizza, soprano rivelazione «Stasera debutto all’Arena»

La nipote di Medea Fighner sul palco dell’Aida di Zeffirelli. «Sogno la Scala»

Katia Noventa

Splende una nuova stella nel firmamento della lirica. Portamento elegante, fisico da modella, magnifica vocalità, grande tecnica, capacità interpretativa, fanno di Amarilli Nizza un’importante realtà del mondo lirico. Amarilli è attualmente fra i soprano più in vista e oggetto di grande attenzione dei musicologi e del pubblico. La sua naturalezza e la sua musicalità fanno apparire facili anche i passaggi più difficili. La sua bellezza e il modo di stare in scena fanno di lei l’interprete ideale per molti ruoli. L'albero genealogico di questa cantante vede la grandissima Medea Fighner (sua trisnonna) che non solo fu la musa ispiratrice di Ciaikovskij per la Dama di picche ma fu anche Amneris nella prima Aida a Rio de Janeiro con la direzione di un giovanissimo Arturo Toscanini. La carriera del canto per Amarilli è stata d'obbligo. «Non potrei mai fare a meno del canto - dice - ho la musica in testa 24 ore al giorno. Studio dall’età di 15 anni con la mia nonna Claudia Biadi. Sin da piccola le sono stata vicina durante le lezione impartite ai suoi allievi e fin da allora avrei voluto cantare. Così a 8 anni iniziai a suonare pianoforte e, dopo il quinquennio, mi iscrissi alla scuola di canto, nonostante i miei insegnanti del liceo, date le mie spiccate capacità in campo matematico, mi consigliassero un ramo universitario scientifico. Solo dopo il mio successo nel concorso Battistini, dove mi imposi con Madama Butterfly, decisi, sostenuta dalla mia famiglia, di dedicarmi pienamente al canto lirico».
Da Medea Fighner ad Amarilli Nizza: una bella responsabilità ma anche una grande fortuna avere in casa un nome così importante.
«Il mio motto è sempre stato studio, studio e ancora studio». (Amarilli a 34 anni ha in repertorio ben 22 opere ndr).
Una vita pianificata fino al 2009, un marito, un bimbo di 8 anni. Come riesce a conciliare tutto?
«Vengo da una famiglia di grandi lavoratori e ho imparato il valore delle cose e specialmente del tempo. Marco poi, (il marito ndr) è un alleato importantissimo che mi aiuta in tutto ciò cui non potrei umanamente dar seguito. Soprattutto per mio figlio Filippo».
Stasera debutta all’Arena. Come si sente?
«Molto emozionata. Ma è la mia professione. Peraltro sono fortunata perché la regia dell’Aida è del grande Zeffirelli e mi dirige il maestro Daniel Oren che ha il dono di saper prendere i cantanti sotto braccio».
È la prima volta all'aperto?
«Mi sono fatta le ossa a Macerata dove ho cantato Aida, Carmen, Pagliacci e Simon Boccanegra. Grazie all’allora sovrintendente Claudio Orazi, che ritrovo qui a Verona, ho potuto fare il giusto cammino».
Parla di «cammino»; esiste ancora un repertorio?
«La mia trisnonna cantava da Cavalleria a Pique Dame a Rigoletto per poi fare Amneris e Azucena. Se è vero che erano altri tempi è vero anche che alcune volte, contro le opinioni dei critici, faccio dei carpiati di cui, grazie alla mia scuola, non sento lo sforzo: da Donna Elvira a Tosca, da Thais ad Aida, da Pagliacci a Butterfly».
Ma non è un rischio?
«Dipende dai mezzi e dal team che si hanno. Ho la fortuna di poter lavorare con musicisti di levatura, fra cui la mia nonna e il mio agente. Se non ci fossero stati loro Aida non l'avrei mai fatta».
Cosa desidera per il futuro?
«Un sogno che si avvererà sarà quello di cantare al Metropolitan di New York. Anche la Traviata che debutterà a Trieste il prossimo giugno, sempre con il Maestro Oren e la regia di Massimo Ranieri, è un desiderio che si sta realizzando».
E la Scala?
«Sono nata a Milano. La Scala è sempre stata nel mio cuore: sarebbe una grandissima soddisfazione calcare la scena del teatro della mia città».